Skip to main content

Aggiornato il database Ciro di Italy for climate

Rinnovabili, la Toscana è sestultima tra le regioni italiane per gli obiettivi Aree idonee

Ronchi: «Le Regioni possono agire da leva o da freno della transizione e della emancipazione dalla dipendenza dai combustibili fossili»
 |  Toscana

È dagli uffici regionali che passa buona parte delle autorizzazioni a costruire (o meno) nuovi impianti rinnovabili, ma lungo lo Stivale la transizione energetica viaggia a velocità molto differenti. È quanto emerge dal nuovo aggiornamento del database Ciro (Climate Indicators for Italian RegiOns), realizzato da Italy for climate con Ispra come partner scientifico, per analizzare 27 indicatori ambientali in otto aree tematiche per tutte le regioni italiane.

«Ciro si configura come un importante progetto – dichiara nel merito la presidente Ispra, Maria Alessandra Gallone – per rafforzare la consapevolezza e promuovere la partecipazione attiva verso obiettivi comuni ed il suo aggiornamento rappresenta un passo significativo nel consolidamento della capacità del sistema Paese di monitorare, analizzare e condividere dati ambientali in modo sempre più efficiente e trasparente»

Ad esempio, dalla piattaforma emerge che sul fronte delle emissioni Campania e Lazio presentano i valori pro capite più contenuti a livello nazionale – rispettivamente 3,4 e 5 tonnellate di gas serra per abitante, contro una media italiana di 6,7. Ma il dato più significativo sulle tendenze di lungo periodo riguarda la Liguria: ha ridotto le proprie emissioni pro capite del 65% rispetto al 1990, grazie alla progressiva uscita dal carbone dal mix energetico.

La nuova edizione di Ciro introduce anche un indicatore dedicato ai progressi delle regioni nel conseguimento degli obiettivi sui nuovi impianti rinnovabili fissati dal Decreto Aree Idonee. «Nella nuova edizione del database abbiamo inserito un nuovo indicatore per misurare i progressi delle regioni nel conseguimento dei rispettivi obiettivi sui nuovi impianti rinnovabili fissati dal Decreto Aree Idonee. In media come Paese tra il 2021 e il 2025 abbiamo installato il 31% del target 2030 (80 GW di nuovi impianti in un decennio), quindi vuol dire che nei prossimi cinque anni dovremmo metterne a terra il 69% rimanente – spiega Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for climate – Ma il quadro a livello territoriale è estremamente variegato, con una sola regione, il Lazio, che al 31 dicembre 2025 ha già installato più della metà – per l’esattezza il 56% – dell’obiettivo complessivo 2021-2030, mentre chiude la classifica la Valle d’Aosta, regione storicamente virtuosa proprio sulle rinnovabili, ma che negli ultimi cinque anni ha installato appena l’11% di tutto il contingente assegnatogli al 2030».

Non va meglio, in Toscana, anzi. La regione dove ha sede la nostra redazione si pone infatti sestultima nella classifica nazionale. Entro l’estate dovrebbe vedere la luce in Consiglio regionale la nuova legge locale sulle aree idonee, aree che però – anche a causa dei vincoli posti dalla normativa nazionale di riferimento – dovrebbero limitarsi a circa il 4% del territorio per il fotovoltaico e allo 0% per l’eolico. Di fatto, in questo contesto la gran parte della partita delle installazioni si giocherebbe dunque sulle aree “non idonee” o meglio ordinarie.

«Le Regioni – osserva nel merito osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – possono agire da leva o da freno della transizione e della emancipazione dalla dipendenza dai combustibili fossili, dipendenza che espone a rischi crescenti non solo territori sempre più colpiti dalla crisi climatica ma imprese e famiglie da una volatilità dei prezzi sempre più preoccupante».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.