Skip to main content

Sole e vento, nessuno li blocca: non spegniamoli noi

Le fonti rinnovabili sono parte della storia regionale, dal Mulino spagnolo di Orbetello a quelli di Valle Benedetta: la Toscana non deve scegliere tra paesaggio e rinnovabili, ma tra governare o subire il cambiamento
 |  Toscana

I conflitti degli ultimi anni, da Hormuz a Suez fino all'Ucraina, mostrano quanto sia fragile un sistema energetico fondato su petrolio e gas importati. Rotte marittime, gasdotti e approvvigionamenti sono esposti a crisi che nessun territorio può controllare. Quando il gas manca o costa troppo, non si ferma solo l'industria: entrano in difficoltà agricoltura, logistica, famiglie e servizi essenziali.

Per questo la produzione locale di energia non è solo una scelta ambientale. È sicurezza, autonomia, lavoro. Produrre vicino ai consumi significa ridurre perdite, costi e dipendenza dall'estero. Significa anche diminuire il peso dei conflitti globali sulle comunità locali.

ruderi valle benedetta wikipedia

C'è poi un equivoco da superare: sole, vento, acqua e calore della terra non sono estranei all'identità toscana. Sono parte della sua storia. I mulini ad acqua hanno alimentato per secoli l'economia rurale. Il Mulino "spagnolo" di Orbetello (sebbene d'origine senese, ve ne erano nove nell'area) ricorda l'uso del vento e dell'acqua nella laguna. I ruderi dei mulini di Valle Benedetta, sulle colline livornesi, mostrano che l'energia del vento non è una moda recente, ma una tecnologia antica, oggi dimenticata. Anche il calore naturale appartiene a questa storia: dalle terme etrusche e romane, fino a Saturnia e alla geotermia industriale, la Toscana ha sempre trasformato le proprie risorse naturali in vita, lavoro e sviluppo.

Il paesaggio toscano non è mai stato immobile. È stato modellato da bonifiche, campi, filari, cave, mulini, porti, ferrovie, industrie e reti elettriche. Il punto non è bloccare il cambiamento, ma governarlo.

enel geotermia piancastagnaio

Per questo bisogna porsi una domanda semplice: industrie sì, rinnovabili no? In aree come Piombino e Campiglia esistono da decenni acciaierie, porti, chimica, logistica, linee ad alta tensione e decine di grandi tralicci. Non siamo davanti a un paesaggio intatto da museo, ma a un territorio già infrastrutturato. Proprio qui fotovoltaico, eolico, accumuli e reti possono essere progettati con criterio, integrandosi con industria e lavoro.

Il potenziale è concreto. Le coperture industriali e logistiche possono produrre energia senza consumare nuovo suolo. I porti possono diventare nodi della decarbonizzazione, come già accade nel Nord Europa, integrando elettricità rinnovabile, logistica, armatori, autorità portuali e utility locali. Ma serve una rete adeguata: oggi il vero collo di bottiglia è spesso la capacità di collegare nuova produzione, accumuli e consumi.

C'è infine un tema politico da non eludere. Importare kWh verdi dal Nord Africa, magari dalla Tunisia verso Piombino, può sembrare una soluzione rapida. Ma se non è accompagnata da trasparenza, benefici misurabili e controllo pubblico, rischia di riprodurre una dipendenza nuova, persino neocoloniale: noi importiamo energia pulita, mentre i territori produttori restano fragili. La cooperazione ha senso solo se produce impianti locali, formazione, acqua, servizi, microcredito e accesso all'elettricità per villaggi e comunità che oggi non ne hanno. Gli obiettivi devono essere verificabili: chi finanzia, chi controlla, chi guadagna, quanti impianti restano sul territorio, quante persone ricevono energia.

La Toscana non deve scegliere tra paesaggio e rinnovabili. Deve scegliere tra cambiamento governato e cambiamento subito. Sole e vento non li blocca nessuno: possiamo solo decidere se usarli con intelligenza o spegnerli con paura e burocrazia. Non spegniamo il sole e il vento.

Lorenzo Partesotti

Lorenzo Partesotti inizia l’impegno ecologista nel 1984 con Legambiente, prima fondando il circolo dell’Appennino bolognese e poi come segretario di Legambiente Emilia-Romagna, ed è stato coordinatore del movimento antinucleare emiliano, oltre a collaborare con Scalia alla stesura della prima legge italiana sulle rinnovabili (19/91). Proveniente da una famiglia che ha vissuto lungo il fiume Po gestendo due mulini ad acqua dal 1200 al 1800, ha maturato vasta esperienza nella progettazione e realizzazione di parchi eolici, sviluppando – tra gli altri – il primo del nord Italia (a San Benedetto Val di Sambro) e quelli realizzati a Monterenzio (BO) e al Carpinaccio (FI), sui crinali del ventoso Appennino tosco-emiliano.