[29/10/2007] Monitor di Enrico Falqui

Ecologia della Mente

FIRENZE. Nella cultura contemporanea i confini tra realtà e finzione, reale e illusorio, realtà e realtà virtuale stanno diventando confusi o addirittura stanno scomparendo.
I giovani di oggi crescono in un mondo mediatico e noi abbiamo bisogno di mantenere vivi il nostro pensiero, i nostri concetti e teorie, ovvero quel “ capitale” di saperi e conoscenze empiriche acquisite nel corso dell’evoluzione umana attraverso le varie civiltà. La cultura contemporanea cambia rapidamente con una velocità mai prima raggiunta nella Storia, grazie ai moderni mezzi di comunicazione che invadono ogni sfera, individuale e collettiva, della società contemporanea.

Con tali potenti mezzi di comunicazione si sono create due tendenze: verso il realismo( trasparenza e immediatezza ) e verso la realtà virtuale (ipermedia). Ciò che è stupefacente, oggi, è che pochi riflettano sul fatto che questa seconda tendenza sta sopraffacendo la prima, generando un pericolosissimo “ inquinamento “ delle strutture portanti della formazione e dell’educazione dell’individuo, che vive ed utilizza i mezzi di trasmissione del sapere e delle conoscenze.

Circa 30 anni fa, Gregory Bateson avvertiva che “…quando si possiede una tecnica tanto sviluppata da poter agire sulla base dei propri errori epistemologici e provocare disordine e distruzione nel mondo in cui viviamo, allora l’errore rischia di essere mortale.”
I Media promettono di presentare la realtà allo spettatore, ma essa si rivela falsa nel momento in cui appare evidente che la rappresentazione della realtà non mediata non è possibile. Ogni immagine è mediata, lo dice la parola stessa.
La tecnologia cambia le nostre aspettative su come le immagini circolino nelle nostre società, che cosa significhino, a cosa valgono e come le usiamo; in altre parole, non ci aspettiamo più la realtà o l’autenticità ma la virtualità e la creatività, ottenuta attraverso quella che Walter Benjamin chiamava la “ riproduzione meccanica delle cose”.

Così pure, le reti telematiche, nate originariamente per permettere l’accesso a risorse di calcolo remote, vengono sempre più utilizzate per comunicare e per formare la cultura dell’individuo.
La lingua usata varia in relazione ai contenuti del dialogo e si plasma sulla fisionomia degli interlocutori, assume standards di linguaggio in funzione del mercato e degli utenti, formando progressivamente un sistema di tecniche di comunicazione che diventa un vero e proprio “linguaggio telematico”.
Ne sono ormai esempi consolidati le tecniche formative utilizzate nell’e-learning , nei giornali e nelle riviste che utilizzano la rete internet, nei forum di discussione telematica, moderna “piazza” di confronto e dialogo tra individui.
E’ stupefacente osservare come la lingua del neofita, che si avvicina a questo vastissimo universo telematico per la prima volta, cambia progressivamente stile e obiettivi del suo dialogo con gli altri, per adeguarsi al linguaggio standard, scritto o parlato, della comunità con cui dialoga.

Bateson sosteneva che il rischio mortale per la società contemporanea consiste nel ritenere che possa esistere una Mente totalmente separata dal corpo, separata dalla società e separata dalla Natura.
La civiltà occidentale ha riempito il Pianeta di “errori epistemologici”, a causa dei quali rischiamo una crisi ecologica globale che mette a repentaglio il futuro delle nuove generazioni.
Tuttavia, abbiamo avuto finora una Cultura e un Linguaggio comune, per saper riconoscere questo rischio e cercare di progettare i relativi rimedi.

L’errore che non dobbiamo commettere è, oggi, quello di sostituire una cultura e un linguaggio comune, accumulato nel corso della storia delle civiltà, che ci permette di descrivere la realtà e di scoprire la verità, con un linguaggio e una cultura educativa che ci abitui a “fidarsi” della realtà virtuale, dell’apparire più dell’essere, della separazione totale della Mente dalla Natura, della sostituzione dell’architettura della Vita con la bionica ingegneria della virtualità e del miraggio della Vita artificiale.

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