[30/10/2007] Comunicati

La crescita verso l´alto (grattacieli) e verso il basso (sostenibilità) della Cina

LIVORNO. La corsa della Cina verso l’economia e la finanza di mercato sembra ormai non solo inarrestabile, ma anche difficilmente equiparabile, da parte dei paesi occidentali. E’ notizia di oggi che nella top ten del capitalismo mondiale, cinque sono le società cinesi a più alto valore in borsa. Che diventano ben otto se la classifica si allarga alle prime venti, in cui le multinazionali cinesi pesano per ben il 41% rispetto al 38% delle americane (con sette aziende) e al 21% del resto del pianeta (con quattro aziende europee ed una russa).

Nelle prime dieci, la cinese PetroChina, industria del settore energetico, si colloca al secondo posto subito dietro la Exxon Mobil e prima della General Electric. Al quarto posto un’azienda della telefonia e al quinto una finanziaria. Non manca poi anche un’azienda del ramo assicurazioni che assieme ad una del settore petrolchimico, si aggiudicano nono e decimo posto.

Situazione impensabile sino ad appena dieci anni fa e ancora non bene immaginabile l’effetto che potrà avere sul mercato globale, dal momento che il mercato finanziario cinese non è completamente liberalizzato e che quindi questi risultati sono da attribuire quasi esclusivamente all’effetto degli investimenti privati interni. Vale a dire le nuove famiglie ricche cinesi, che (pare) adesso stiano aspettando, yuan alla mano, le azioni della PetroChina per la prima volta offerte a Shanghai il prossimo 5 novembre.

Effetti di un capitalismo in piena regola, con la sola anomalia che ad attuarlo è un paese che ha invece celebrato da pochi giorni il 17 congresso del partito comunista che lo governa, in cui si è ribadita con forza (oltre che con atti concreti, data l’elezione di imprenditori miliardari nel comitato centrale) la scelta compiuta trent’anni fa di aprirsi all’economia di mercato.

Una politica basata sulla crescita dei consumi interni in primo luogo, ma cui deve affiancarsi una crescita delle multinazionali e un’affermazione delle marche cinesi sui mercati mondiali. Per garantire una maggiore competitività della Cina, seppur nel rispetto delle “dottrine comuniste”, della “scientificità dello sviluppo”, dei criteri di una “società armoniosa” e di una “moderata prosperità”, come ha sottolineato il neo rieletto presidente Hu Jantao.

Anche a costo di un’eccessiva disparità delle condizioni sociali, ambientali e di lavoro ben presenti nell’attuale Cina liberal-comunista. Che mentre progetta di costruire a Shanghai un grattacielo in grado di ospitare 100.000 persone deve raccomandare a chi abita a Pechino di non uscire di casa se non munito di mascherina antigas, per colpa dell’inquinamento atmosferico. E che solo in forza delle olimpiadi del prossimo anno, si è decisa ad allentare il freno in tema di rispetto dei diritti umani, senza però abdicare alla necessità di far sloggiare centinaia di migliaia di persone per costruire al posto delle loro “vecchie” case, moderni alloggi per i turisti che verranno. Sfruttando, naturalmente, la manodopera proveniente dalle aree rurali del paese, che versano in condizioni di diffusa miseria. Sempre a proposito di “società armoniosa”.

Torna all'archivio