[31/10/2007] Consumo

Green Public Procurement alla norvegese

LIVORNO. Mentre nell’Unione europea si discute di come riuscire a far applicare davvero il Green Public Procurement (Gpp) e si propongono direttive (e leggi nazionali e regionali) spesso non osservate, la Norvegia lancia un ambizioso Piano per gli acquisti verdi che vuole integrare nella sua politica di sviluppo sostenibile la politica di acquisti dello Stato e degli enti locali. Un tentativo che, grazie anche alle entrate petrolifere e ad una già diffusa coscienza ambientale e a un invidiabile senso civico, potrebbe avere un successo più rapido delle analoghe misure francesi concertate, ma ancora da mettere concretamente in piedi, nella recente “Grenelle de l’environnement”, o di quelle prese in Germania, dove è partita una nuova campagna di informazione sull’acquisto pubblico di eco-prodotti organizzata da diverse Organizzazioni non governative, per non parlare della situazione italiana dove il Gpp è praticamente sconosciuto in alcune regioni e realizzato parsimoniosamente ed a macchia di leopardo in altre.

Il “Piano d’azione per la responsabilità ambientale e sociale nelle amministrazioni pubbliche” redatto dal governo norvegese prevede, oltre alle classiche misure del Gpp sull’uso di materiali riciclati e rigenerati, anche di favorire le video-conferenze per minimizzare i trasporti, aumentare del 15% entro il 2015 i prodotti provenienti da agricoltura biologica e dal commercio equo nella ristorazione collettiva delle amministrazioni pubbliche, vietare l’uso di legname tropicale nella costruzione di edifici pubblici.

«Lo stato e le sue amministrazioni – spiega una nota del governo di Oslo - rappresentano un consumatore di peso ed un acquirente influente, noi utilizzeremo questo potere per promuovere soluzioni ecologiche. Il governo sarà un avamposto, ma faremo in modo che i comuni seguano il movimento». Entro il primo gennaio 2008, il governo dell’unico Paese scandinavo che non fa parte dell’Ue vuole trasformare il Piano in direttive, con un obiettivo principale: ridurre l’impatto ambientale legato agli appalti pubblici. Gli sforzi saranno puntati sulla lotta al cambiamento climatico, il risparmio energetico, l’abbandono di rifiuti chimici nocivi alla salute, all’ambiente ed alla biodiversità. Senza scordare la priorità della minimizzazione dei rifiuti e l’utilizzo le risorse primarie in maniera efficace.

Verranno messe a disposizione di comuni e regioni guide metodologiche ed organizzati programmi di formazione per i responsabili degli acquisti e degli appalti pubblici e le varie amministrazioni saranno non solo tenute a mettere in atto sistemi di gestione ambientale, ma ne dovranno rendere anche conto al governo dimostrando le loro eco-performances.

L’Öko-Institut di Friburgo ha svolto per conto dell’Unione europea uno studio che dimostra come una politica di acquisti pubblici responsabile non significa necessariamente spendere di più. Gli acquisti pubblici rappresentano il 16% del prodotto interno lordo europeo, circa mille miliardi di euro e i temuti aumenti di costi «quando le conseguenze ambientali delle politiche di acquisto sono conosciute – sottolinea l’autrice dello studio, Ina Rüdenauer – non esistono più, quando si presentano i dati precisi sui costi degli eco-acquisti. Il solo conteggio del prezzo di acquisto può rivelarsi una cattiva scelta. I costi legati all’utilizzo dei prodotti devono ugualmente esseri tenuti in conto, come il consumo di energia». Lo studio indica come essenziale l’acquisto di veicoli e computer orientate ad un reale bisogno di utilizzo e non sulle sole performance di prodotto.

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