[02/11/2007] Comunicati

Toscana: dove casca l´asino della sostenibilità

FIRENZE. In materia di rifiuti, dalla stampa toscana della settima scorsa, si hanno notizie contrastanti. A Montespertoli cittadini “invadono” il municipio contro la raccolta porta a porta, non vogliono la “spazzatura” in casa; a Capannori non si estende il porta a porta attesa da 14mila cittadini; a Rosignano l’azienda per i rifiuti impegna una Panda 4x4 per rafforzare il servizio di vigilanza contro l’abbandono di rifiuti; a Prato, Via Filicaia, l’isola ecologica è un luogo dove buttare di tutto; ecc.. In Toscana, sul piano dell’educazione a comportamenti virtuosi non si fa poco, ma la “macchina” per raccolta, riciclaggio e smaltimento non gira. Il caos organizzativo/partecipativo è diffuso e comportamenti sul territorio sono spesso poco virtuosi: non si danno soluzioni coerenti e pesa lo scarso senso civico per cui altri deve risolvere i problemi, meglio se da qualche altra parte.
I rifiuti, è noto, sono uno degli effetti della crescita economica che dalla prima rivoluzione industriale ha aumentato enormemente i beni materiali prodotti soddisfacendo bisogni, ma, producendo altrettanti rifiuti che, a loro volta, fanno crescere il PIL.

Lo sviluppo umano ha prodotto anche crescita sociale (sanità, istruzione, trasporti pubblici, asili nido, servizi idrici, servizi rifiuti, ecc.) e civile (diritti, partecipazione, relazioni umane, istituzioni rappresentative, ecc.). Lo sviluppo sostenibile, però, deve partire dall’ambiente, quello naturale, quello in cui si vive e quello che fornisce servizi per produrre i beni, mantenere il sistema sociale, garantire una base materiale a beni immateriali come i diritti, la cultura, le relazioni. E’ sostenibile perché si riferisce all’equilibrio evolutivo tra natura, servizi dati dall’ambiente, sviluppo sociale (le finanze necessarie e il reddito disponibile) e sviluppo economico (capitale/i e lavoro/i). Da oltre 200 anni, tra grandi conflitti sociali e civili, ambientali, per il controllo delle risorse, si hanno travolgenti trasformazioni tecnologiche e sociali, profonde e irreversibili trasformazioni ambientali: materie ed energia fossile, soprattutto, in emissioni di gas serra e rifiuti. E ora esse minacciano gravemente la salute umana e del pianeta.

In Toscana, per ora, le cose vanno meglio che in molte parti del mondo forse perché il suo sviluppo si è fondato, nel secolo scorso, su poche e concentrate imprese industriali, artigianato e distretti produttivi e, particolarmente in questi ultimi, sul riciclo di materie (pelli, stracci, carta, paglia, ecc.); ma ormai questa “cultura tecnologica e produttiva” si va perdendo e un’altra, ancora, non ne ha preso il posto. La ricerca di una cultura diffusa di produzioni e consumi in equilibrio con l’ambiente capace essa stessa di produrre “natura”, invece di rifiuti, è la via dello sviluppo sostenibile in Toscana. Questo significa che le scelte da fare coinvolgono tutti noi, non solo come cittadini, ma anche nei nostri comportamenti privati, soprattutto, quando non c’è nessuno che ci controlla o semplicemente ci guarda. E qui casca l’asino, anche in Toscana, terra di tradizioni civili, di partecipazione, ecc.

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