[02/11/2007] Rifiuti

Dagli scarti dell´Ibm silicio ´recuperato´ per i pannelli fotovoltaici!

LIVORNO. Quando si dice che i rifiuti non sono sempre e solo problemi ma possono essere anche una risorsa, c’è un fondo di verità. E questo vale in particolare se riferito agli scarti dei processi di lavorazione, che possono diventare materia prima in altri cicli di produzione. Riducendo quindi, alla fine dei conti, le materie prime sottratte all’ambiente con un bilancio che si prefigura – almeno apparentemente - positivo. Naturalmente è necessario che vi sia la ricerca di tecnologie adatte affinché questo avvenga e un bilancio che stabilisca se al pari del risparmio di materia ottenuto vi sia anche un analogo risparmio energetico.

Apparentemente quindi sembra che la ricerca annunciata da Ibm della definizione di una tecnica per ridurre gli scarti di wafer di silicio nei suoi impianti di produzione di semiconduttori, vada nella direzione giusta. E oltre a risparmiare ambiente, energia e materie prime, potrebbe fruttare anche un cospicuo guadagno alla multinazionale, per avere il brevetto della nuova tecnologia.
L’Ibm ha infatti messo a punto una tecnica che permette di recuperare il silicio dai wafer dei semiconduttori che non vengono utilizzati perché difettosi, che rispetto ad altri metodi recupero in uso in questo tipo d’industria, consentirebbe di ridurre le fasi ad alto consumo energetico con una consistente riduzione dell’impatto ambientale in termini di emissione di anidride carbonica.

Non solo, il silicio così recuperato, può essere riutilizzato o di nuovo nel processo dei semiconduttori, o dai costruttori di pannelli solari, che usano lo stesso materiale per la produzione di celle fotovoltaiche. Con il nuovo processo i pezzi difettosi vengono trattati con acqua e pattini abrasivi, ed escono quindi in condizioni migliori, più adatte al riutilizzo, rispetto ai sistemi di recupero normalmente utilizzati, che prevedono un trattamento con acidi e la successiva eliminazione.

Attualmente il processo di riciclaggio del silicio è impiegato presso lo stabilimento di Brlington, (Vermont) che lo sta sperimentando dal 2006, e in un anno ha risparmiato 500mila dollari.
Dati gli ottimi risultati, la società ha quindi iniziato a usarlo anche nell´altro stabilimento che fabbrica semiconduttori, ad East Fishkill, presso New York, e prevede di risparmiare un milione e mezzo di dollari soltanto nel 2007. Ma il brevetto potrebbe fruttare anche nuovi e importanti introiti per Ibm, dato che secondo l’Associazione dei produttori di semiconduttori, ogni giorno a livello mondiale sono prodotte 250 mila fette di silicio di cui, una percentuale dell’ordine del 3,3% (equivalente a circa 3 milioni di unità all’anno) esce dal ciclo di produzione perché non raggiunge gli standard di qualità richiesti.

L’utilizzo di una tecnica che riesce a rendere utilizzabili queste quantità di materia prima è quindi di grande interesse, dato che la richiesta del minerale presente in natura è fortemente aumentata negli ultimi anni nel campo dell’energia solare. Circa il 50% del silicio è oggi assorbito dall’industria fotovoltaica e dati gli elevati prezzi che ha raggiunto sul mercato (da 9 dollari nel 2000 agli 80 dollari di oggi), la possibilità di utilizzare quello che deriva dal recupero dei circuiti difettosi dell’industria dei semiconduttori, potrà portare a conseguenze positive anche per l’auspicato sviluppo di questa energia rinnovabile.

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