[02/11/2007] Urbanistica

Nuovo Centro a Livorno, «Paghiamo Fremura e teniamoci il Luna Park»

LIVORNO. Settecento appartamenti, supermercati, negozi, sono le proposte per il Nuovo Centro. Di questi 50.000 mq Slp vanno a Fremura con un guadagno stimabile intorno ai 150 milioni di euro, che diviso per i 108.000 mq di prati ceduti (ed espropriati negli anni ‘80) al comune, fanno una ricompensa di 1400 euro al mq ( 2.800.000 a mq delle vecchie lire).

Bisogna dire che l’erba dei Fremura è laminata d’oro. Buon per loro intendiamoci: i privati non sono la fatabenefratelli, ma il danno per la città e per i livornesi è notevole.

Addio bei sogni di un polmone verde alberato, di poli universitari e istituti ad alta tecnologia affacciati nel verde. Addio al centro civico e sociale multiculturale che l’Arch. Cagnardi descrisse poeticamente in consiglio comunale “dalle colline far discendere una fascia verde boschiva fino al mare per esaltare la qualità ambientale nel sud della città”, affascinando i consiglieri ignari sui quali pendeva la spada di Damocle del contenzioso Fremura, che Lamberti e la sua giunta tenevano ben chiuso nel cassetto. Difficile pensare che il gruppo Ds non ne fosse a conoscenza.

Ai pochi consiglieri scettici, quelli del “non ce la raccontate giusta”, che chiedevano all’Assessore al Bilancio la lista dei contenziosi pendenti per gli espropri tra il comune e i privati, non si rispondeva, se non in forma evasiva (trattative in corso).

Per tutto l’iter del piano strutturale e anche del regolamento urbanistico il Nuovo Centro è rimasto sulla cartografia del PRG una macchia bianca e informe, per il resto sogni e promesse. Al posto di quella macchia informe appare oggi un’immagine: quella di una montagna di cemento senza fantasia (il solito ipermercato che continuerà a desertificare il centro cittadino già ridotto a periferia centrale, e i soliti appartamenti inaccessibili alle famiglie in cerca di prima casa, ma buoni per investimenti.

Un NON LUOGO in più per questo panorama urbano indifferenziato, buono per una qualsiasi delle città invivibili che crescono in Europa, costruendo panorami estranei sopra le vecchie città, che conservavano, anche dopo il caos postindustriale, una leggibile fisionomia, e spazi pubblici di incontro, mediazione, confronto. Manca ormai perfino il ricordo di un disegno urbanistico unitario, studiato su misura dei problemi da risolvere, esaltando la forma e le relazioni cresciuta insieme con l’organismo urbano.

Da troppo tempo lamentiamo inascoltati, l’assenza di urbanistica, dal momento che si è scelto di affidare la pianificazione alle STU (Società per Azioni), o ai palazzinari con ricchi premi per la rendita fondiaria, a prezzi elevatissimi per i cittadini.

Sparisce l’intervento pubblico a favore dell’interesse privato, spariscono servizi e spazi pubblici (spazi della e di cittadinanza): la comunicazione è virtuale e le relazioni sociali si esercitano tra le merci, e non bastano laghetti con una decina di cigni per riscattare una operazione smaccatamente e “legalmente” speculativa.

Tuttavia qualcosa si può fare, prima di rassegnarci alla consunzione del centro e dei borghi. Paghiamo a Fremura i suoi soldi, e teniamoci il Luna Park, come farebbe un buon padre di famiglia che si è indebitato (evitando di spazzare via i balocchi dei bimbi), accendendo un mutuo e chiedendo il sostegno al governo (prassi già fatta negli anni 90 con le quote in finanziaria che consentivano ai comuni di far fronte ai contenzioni degli espropri), visto che i terreni espropriati sono serviti per costruire strutture statali: Vigili del Fuoco, Polizia Stradale e una piccola RSA ancora inattiva. Vogliamo degli amministratori non dei “liquidatori” nelle nostre giunte cittadine.

Il Piano Strutturale prevede 34.280 mq di Slp residenziale e di mq 68.560 di terziario e ben 835.000 mq di verde e aree a servizi, mentre nel progetto presentato queste scelte variano sensibilmente (raddoppia la Slp che arriva a mq 192.844): molto meglio mantenere le attuali previsioni, abbiamo molto più bisogno di parchi e luoghi di svago che di altro cemento.

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