[05/11/2007] Monitor di Enrico Falqui

Progettare con la Natura

FIRENZE. Circa venti anni fa, ebbi la fortuna di conoscere Nancy e John Todd e di visitare il New Alchemy Institute, un istituto di ricerca da loro fondato nel 1969, insieme all’idro-biologo canadese William Mc Larney, con sede nella celebre località di Cap Code, nello Stato americano del Massachussets.
Sono pochi oggi a ricordare che è proprio in questa sede che ha avuto inizio quel lungo processo di trasformazione della cultura progettuale della città e dell’uso dell’architettura nel campo della progettazione ecologica degli insediamenti umani.

Ciò che mi colpì, nell’incontro avuto con i coniugi Todd allora, fu la motivazione che stava alla base della loro scelta di costituire un centro di ricerca sperimentale sulla progettazione ecologica della città, affittando una fattoria di quasi 5 ettari lungo la più bella zona costiera del Massachussets e realizzando lì, progetti pilota di bio-architettura ed esempi concreti di restauro e riequilibrio dell’ambiente rurale.

«Oggi non esistono istituzioni disposte a consentirci la libertà di una ricerca interdisciplinare fondata sui valori che ci stavano a cuore; per questo abbiamo radunato una mezza dozzina di giovani ricercatori che hanno prestato volontariamente e gratuitamente il loro tempo disponibile alla costruzione di questo laboratorio permanente di idee nuove per la progettazione ecologica delle città»: mi disse Nancy Todd, descrivendomi i principi elementari su cui si fondava l’idea di restituire alle città non solo «un progetto di recupero estetico» ma anche una sua capacità di ricostituire un «capitale produttivo di Natura».

In Europa, pochi mesi dopo la riunificazione delle due Germanie, Berlino è stato il primo Land tedesco a introdurre un’idea guida, sperimentata molti anni prima nel New Alchemy Institute: la classificazione della Natura urbana per l’intera città.
Per redigere questa classificazione, viene valutata una lista delle aree degne di protezione, salvaguardia di ampi spazi aperti, interconnessione degli habitat attraverso un sistema di reti ecologiche, l’integrazione dei biotopi e delle specie protette nei modi di uso del suolo.
Negli ultimi cinque anni, la città è stata suddivisa in aree di sviluppo dei biotopi con obiettivi specifici, secondo criteri che hanno considerato gli elementi naturali, geo-morfologici e storici. Inoltre, sono stati scoperti biotopi nuovi, che hanno rappresentato una identità caratteristica di Berlino Est e di Berlino Ovest, progettando nell’area centrale di Berlino, Gleisdreieck un parco naturale di 30 ettari.

Il piano strategico di Berlino, denominato Steck 2020, ha confermato che gli obiettivi prioritari della strategia di trasformazione urbana risiedono nel raggiungimento di obiettivi di sostenibilità, sperimentati molti anni prima nella “fattoria di ricerca” dell’innovazione urbana di Cap Code.
Sono idee semplici ma di straordinaria attualità e modernità. La strategia di trasformazione urbana, fissata in un processo temporale di lungo periodo che arriva al 2020, deve essere commisurata ai criteri innovativi introdotti dalle ricerche dei coniugi Todd .
Ogni trasformazione urbana deve essere compensata da una crescita della produttività delle aree naturali e da una implementazione del sistema paesaggistico urbano; i vuoti urbani già delimitati dal Piano devono essere riempiti da 20 corridoi ecologici che attraversano Berlino e collegano i biotopi che caratterizzano l’identità dei biotopi vecchi e nuovi e la qualità del paesaggio urbano; le aree verdi di margine o le aree intercluse dalla crescita urbana devono essere destinate a usi saltuari e temporanei del verde urbano, dando spazio alle richieste di uso sociale di questi luoghi da parte dei cittadini.

Poiché, proprio in queste settimane, è iniziato un percorso di partecipazione pubblica (che molti comitati di cittadini e associazioni ambientaliste hanno erroneamente deciso di disertare) alle scelte di trasformazione urbana, indicate dal Piano strutturale di Firenze, non sarebbe utile che i criteri innovativi adottati dalla città di Berlino servissero a valutare e misurare la sostenibilità dello sviluppo urbano che la città di Firenze ha intenzione di assumere da ora fino al 2020?

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