[22/03/2006] Comunicati

Comunicare è disponibilità a cambiare e a cambiarsi

LIVORNO. Chi si occupa professionalmente di ambiente sa bene come in questo settore non tutto sia riconducibile all´aspetto specificamente tecnico del problema. Una soluzione può essere scientificamente precisa, formulata con modalità giuridicamente ineccepibili e ciononostante trovare una resistenza sociale così forte da rendere inattuabili decisioni che pure sarebbero benefiche per il gruppo sociale cui sono destinate.

L´uomo e i gruppi sociali nei quali si esprime possono essere molto hard, molto duri, irragionevolmente rigidi e chiusi alla flessibilità, alla capacità di realizzare che un cambiamento, la rinuncia a un´abitudine, può essere vantaggioso. Pensiamo, ad esempio, all´utilità di raccogliere separatamente plastica, batterie degli apparecchi elettronici, carta, da altri rifiuti per immetterli in contenitori specifici. Oramai, in Toscana, è un caso sotto gli occhi di tutti.

È facile constatare che una parte della popolazione vi aderisce, un´altra parte proprio non ne vuole tenere conto, mentre per altri ancora questo è un comportamento saltuario.
L´esempio mette anche in rilievo come il raggiungimento di un fine sociale (la raccolta differenziata dei rifiuti) richieda l´individuazione di un obiettivo, la determinazione a raggiungerlo, la predisposizione di strumenti che rendano agevole la traduzione pratica della decisione presa (nel caso specifico, contenitori capaci, comodi da raggiungere, ben distribuiti sul territorio).

Ma per riuscire a far partire l´iniziativa è necessario l´uso di una comunicazione convincente, adeguatamente programmata, capace di parlare a gruppi sociali le cui specificità siano state ben individuate. Si può decidere che è utile comunicare con dei bambini che frequentano le scuole, rivolgersi poi a delle donne che vivono a casa, raggiungere un nucleo di autorevoli professionisti che abitano in quel quartiere.

L´individuazione di questo gruppo di interlocutori dipende dall´analisi che è stata fatta, dalla strategia di comunicazione che è stata delineata. È ovvio che ogni gruppo sociale andrà contattato tenendo conto delle caratteristiche derivanti dall´età, dalla condizione sociale, dal contesto sociale nel quale questi vivono. Del pari, è ovvio che la comunicazione rivolta ai diversi gruppi sociali dovrà essere coordinata, integrata e ben pianificata.

Senza di ciò, si possono raggiungere, più o meno fittiziamente, anche percentuali elevate di RD, ma la qualità, e quindi il recupero effettivo, di questi materiali rimarranno molto bassi.
Per raggiungere e rinsaldare il cambiamento di abitudini sociali occorrono tempo e iniziative pianificate nel tempo. Le abitudini, per diventare durature, hanno bisogno di consolidarsi nel tempo. Non può essere una comunicazione spot a raggiungere l´obiettivo del cambiamento.

La comunicazione accompagna l´evoluzione dei gruppi sociali, a volte la sollecita, altre volte la sostiene ma, ovviamente, deve essere supportata dalla coerenza dei comportamenti concreti. Altrimenti si ha l’effetto “boomerang”.
La comunicazione professionale pianificata quando ha definito il quadro di un intervento strategico, ben fondato e articolato, per raggiungere risultati prefissati necessita di un tempo ragionevole, realisticamente stabilito dopo aver ben valutato i fattori in campo: le resistenze presunte, l´incidenza dell´intervento stesso, le reazioni che può suscitare, le difficoltà che può avere la popolazione ad accettare di modificare i propri comportamenti.

La comunicazione è una forma di intervento sulla realtà sociale. Questo intervento è molto complesso perché agisce su una realtà molto complessa (la società).
Ma soprattutto la comunicazione ha due presupposti: la padronanza compiuta dell’argomento su cui si vuol comunicare (il miglior grafico pubblicitario, digiuno del tema, può affidare la sua creazione ad un meraviglioso depliant di carta patinata che invita a riciclare); la capacità di “mettersi al posto dell’altro”, “nella testa dell’altro” (dei diversi altri) a partire dal suo punto di vista (dei diversi punti di vista).

Senza questi due presupposti non ci può essere comunicazione. Può esserci “lancio” di informazioni, emissione di messaggi, pubblicità (rendere pubblico un messaggio) ma, nella migliore delle ipotesi, non si sa se, come e chi lo raccoglierà e, dunque, neanche se e come risponderà. In ultima istanza vi è comunicazione non solo quando si “inferisce” sulle posizioni altrui, ma quando, contemporaneamente, si è disponibili a modificare le proprie.

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