[21/12/2007] Parchi

Iucn: «Aree marine protette e un’urgente azione globale per evitare il collasso degli oceani»

LIVORNO. Secondo la World Conservation Union (Iucn), a 25 anni dall’approvazione della Convenzione Onu sul diritto del mare (Unclos), la situazione degli oceani del pianeta si è ulteriormente deteriorata e occorre sviluppare immediatamente una rete globale di aree marine protette per far fronte ai mutamenti indotti nei mari dal riscaldamento climatico.

La maggior parte degli stock ittici commerciali è ormai pericolosamente vicina al collasso, mentre il global warming sta mettendo sotto pressione gli ecosistemi più fragili, come le mangrovie, le barriere coralline e le praterie di posidonia ed altri seagrass dai quali dipende la sussistenza di milioni di persone.

«La necessità che le Nazioni concordino un’azione urgente non è mai stata così acuta - ha detto Carl Gustaf Lunding, responsabile del Global Marine Programme dell’Iucn – Le misure che verranno introdotte nel corso dei prossimi anni determineranno quale sarà il futuro in termini di sicurezza alimentare, la sopravvivenza delle specie e la capacità dell’oceani di far fronte al cambiamento climatico, e tali misure devono includere una robusta rete di aree marine protette, in acque nazionali ed internazionali».

L’Iucn raccomanda una rapida accelerazione nella creazione di aree marine protette per aiutare mari ed oceani a diventare più resistenti di fronte al global warming che vede nei mari uno dei punti più critici per la mutazione e l’impoverimento della biodiversità e dell’aspetto dell’intero pianeta. Attualmente solo l’uno per cento degli oceani gode di un qualche livello di protezione, ed un lungo e difficile cammino sembra essere davanti a chi (gli stati che hanno sottoscritto gli accordi) dovrà fare in modo che venga raggiunto quel 10% di mare protetto fissato dalla United Nations Convention on Biological Diversity per il 2020.

«E’ inconcepibile che gli oceani – spiega Harlan Cohen, rappresentante dell’Iucn all’Onu – che forniscono aostentamento a tante persone, non dispongano di un più elevato livello di protezione dai comportamenti distruttivi. La combinazione tra un sostenuto ed eccessivo sfruttamento e gli impatti altamente distruttivi del cambiamento climatico, potrebbe avere conseguenze estremamente gravi. A meno che non vengano intraprese azioni. Subito».

Per l’Iucn è chiaro che l’aumento del numero di aree marine protette, pur essenziale, non è di per sé sufficiente a ripristinare la salute degli oceani e dei mari del mondo, occorrono anche altre misure ed interventi, come un accordo tra gli Stati per ridurre lo sforzo di pesca e contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e le altre attività di pesca non sostenibile. Per la World Conservation Union le proposte di attenuare o ridurre l’accumulo in atmosfera di anidride carbonica, “immagazzinandola “ in mare usato copme pozzo di CO2, «devono essere rigorosamente esaminate, in linea con la Convezione di Londra e il Protocollo di Londra, per garantire che le attività proposte non creino danni all’ambiente marino».

L’Iucn esorta anche gli Stati, in maniera autonoma o congiunta secondo dei casi, a mettere in atto i passi appropriati e decisivi per comprendere l’impatto delle attività umane, per tutelare la salute e la riselienza dei mari, nonché la capacità degli oceani di assicurare la di sopravvivenza degli ecosistemi marini che forniscono servizi vitali per l’umanità

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