[28/12/2007] Energia

La verifica di maggioranza facciamola (anche) sul rispetto degli obiettivi di Kyoto

ROMA. C’è poco futuro e molta navigazione a vista al centro della verifica che dovrà decidere le sorti del governo Prodi. Questa è la netta sensazione che si ricava dalla lettura dei giornali di questi ultimi giorni di questo durissimo anno. Nel sostenere ciò non voglio certamente affermare che la questione salariale, che pare essere al centro della verifica di gennaio non sia importante. Al contrario di Lamberto Dini, che la ritiene una follia, penso sia doveroso per un governo di centro sinistra introdurre misure di giustizia sociale in grado di spostare verso i salari e gli stipendi la ricchezza che il lavoro produce, anziché continuare a gonfiare profitti e rendite.

Ma detto ciò desta sorpresa e fa molto pensare che a nessuna delle parti politiche, che animeranno il confronto sulla tenuta della maggioranza di governo, sia venuto in mente di chiedere una verifica su quanto le scelte compiute dalla finanziaria appena approvata, su energia, mobilità, ricerca e consumi, sono concretamente in grado di mettere questo paese nelle condizioni di rispettare gli impegni scaturiti dalla conferenza sul clima di Bali.

Sostenere che sul clima si sono prese le giuste decisioni che permetteranno a questo paese di essere fra protagonisti della lotta al riscaldamento globale significa mentire sapendo di mentire. Per ora non ci consentono neppure di rispettare gli impegni di Kyoto: ecco un buon argomento su cui indirizzare la verifica, ricordando che per l’Italia realizzarli significherebbe ridurre le emissioni climalteranti di quasi il 20%, perché al 6,5 previsto dal protocollo si deve aggiungere quel 13% di aumento delle emissioni, rispetto a quelle del 90, verificatosi in questi anni.

Non è solo il governo, più in generale la politica, a non interrogarsi sulle pessime conseguenze che avrà non raggiungere gli obiettivi di Kyoto, non solo sul prestigio del paese, ma anche sulla sua crisi economica e sociale. In realtà vi si sottrae l’intera classe dirigente italiana, a cominciare dal sistema delle imprese, in particolare quelle energetiche, per finire ai sindacati.

Non sarebbe il caso, mi chiedo, che la tenuta e continuità della maggioranza di governo fosse verificata su questa semplice cosa: chi pagherà le multe per le novanta milioni di tonnellate di Co2, con cui sforiamo gli obiettivi di Kyoto? Coloro che in questi anni hanno voluto investire sul carbone, preteso di far crescere i consumi energetici e contrastato il risparmio energetico e le fonti rinnovabili o si scaricheranno questi costi sulla popolazione?

Il fatto che la questione del clima e dei relativi impegni che comporta per il paese non sia al centro della verifica politica di gennaio lascia pochi dubbi sul fatto che a pagare saranno i soliti noti, invece di chi ha la responsabilità del fallimento italiano su Kyoto. Certo sarebbe una ben magra consolazione riuscire ad aumentare salari e stipendi se poi questi soldi dovessero servire solo a pagare di più i servizi energetici e di trasporto, ritornando di fatto verso i profitti e le rendite.

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