[03/01/2008] Parchi

La catena della biodiversità comincia dai vermi nematodi dei fondali oceanici

LIVORNO. La rivista Current biology di questo mese pubblicherà lo studio “Exponential decline of deep-sea ecosystem functioning linked to benthic biodiversity loss”, nel quale gli scienziati mettono in evidenza che una perdita della biodiversità più nascosta e sconosciuta nei fondali marini potrebbe danneggiarne gravemente il funzionamento dell’intero ecosistema terrestre.

La ricerca è stata finanziata dall´Ue nell´ambito del programma “Hotspot Ecosystem Research on the Margins of European Seas” (Hermes), e dalla Fondazione europea della scienza nel quadro del programma “Eucores” Biodiversity and Ecosystem Functioning in Contrasting Southern European Deep-sea Environments (Biofun) ed i sui risultati contribuiranno alla rete di eccellenza Ue per la biodiversità marina e il funzionamento dell´ecosistema (MarBEF).

Lo studio mette in evidenza che i meccanismi legati al depauperamento dei fondali marini agirebbero diversamente da quello che riguarda gli abitat terrestri ed il rapporto tra bidiversità e “catena” degli esseri viventi sarebbe ancora più stretto nelle profondità marine. Gli scienziati sono giunti a questi studiando la biodiversità di esseri che i più considerano insignificanti, come i vermi nematodi e di altri indicatori che sembravano indipendenti dal funzionamento generale dell’ecosistema marino come la biomassa faunistica o la decomposizione della materia organica.

La ricerca ha coinvolto 116 fondali marini di tutto il pianeta. La biodiversità dei nematodi, che sono oltre il 90% delle forme di vita nella zona bentica profonda, è stata assunta come un indicatore affidabile per la diversità di altre specie.

Dove esistono più specie di nematodi gli ecosistemi sono più in salute ed aumenta il loro tasso di produzione, consumo e trasferimento di materia organica a livelli più elevati della catena alimentare, decomposizione di materia organica e rigenerazione di nutrienti. La presenza di alcune specie sembra necessaria a garantire l’abitabilità di alcune aree anche per specie diverse.

«In generale – spiega Roberto Danovaro dell´Università politecnica delle Marche e autore principale dello studio - il rapporto tra la diversità e il funzionamento dell´ecosistema sembra essere esponenziale nell´ambiente marino, mentre in quello terrestre si è rivelato essere lineare, mostrando rapporti complementari tra le specie. Per la prima volta abbiamo dimostrato che il funzionamento dell´ecosistema nei fondali marini dipende strettamente dal numero di specie che abitano il fondo oceanico. Questo dimostra che dobbiamo preservare la biodiversità e in particolare la biodiversità dei fondali marini, altrimenti le conseguenze negative potrebbero essere senza precedenti. Dobbiamo prenderci cura delle specie che sono lontane da noi e che sono sostanzialmente invisibili».

L’articolo pubblicato da Current Biology spiega che «Gli ecosistemi dei fondali marini offrono prodotti (tra cui biomasse, molecole bioattive, petrolio, gas e minerali) e servizi (regolamento del clima, generazione e fornitura di nutrienti alla parte superiore dell´oceano, nonché alimenti) e, per un profondo coinvolgimento nei processi globali biogeochimici ed ecologici, sono essenziali per il funzionamento sostenibile della nostra biosfera e per il benessere dell´uomo».

«I nostri risultati – spiegano i ricercatori - suggeriscono che la conservazione della biodiversità nei fondali marini può essere cruciale per la sostenibilità delle funzioni del più grande ecosistema del pianeta».

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