[14/01/2008] Recensioni

La Recensione. Dall’ambiente all’educazione di Giovanna Del Gobbo

Il rapporto uomo e ambiente ha da sempre segnato la storia della civiltà e delle culture e da sempre ha plasmato le varie forme di antropizzazione dei territori abitati. Ma oggi nell’era contemporanea assume dimensioni, connotazioni e dinamiche uniche, inedite che investono tutti i campi dell’esistenza. Tra questi campi vi è anche l’educazione. Perché anche l’educazione si è occupata e si occupa di ambiente e del suo ruolo nel processo di formazione e apprendimento dell’essere umano. E lo ha fatto in diversi modi: ambiente come contesto sociale o come strumento per insegnare.

Ma per Giovanna Del Gobbo – docente della facoltà di Scienze della formazione di Firenze - l’ambiente è un linguaggio fatto di segni, dimensioni in cui gli elementi sono interconnessi, caratterizzato dalla complessità dei legami, insomma un sistema complesso. A partire da questo assunto l’autrice matura le sue teoria sulla educazione-didattica ambientale “Dall’ambiente all’educazione. Materiali di studio tra teoria metodologia e pratiche” in cui propone l’educazione ambientale come teoria e pratica dello sviluppo del processo di formazione dell’uomo che nasce appunto, dal rapporto personale con l’ambiente. In un ottica di questo tipo l’educazione ambientale non è una materia scolastica ma è il tramite attraverso cui ogni uomo può costruire il suo sistema di saperi, è la condizione per la conoscenza, è la condizione per una società basata sulla conoscenza.

A ogni passo del suo percorso l’autrice espone il suo metodo di lavoro: prima un analisi teorica del processo formativo e del rapporto fra uomo e ambiente, poi l’esposizione della metodologia nell’azione educativa ambientale e infine la narrazione di esperienze pratiche.

Del resto - come afferma la stessa autrice - il punto di partenza e di arrivo sul senso dell’educazione ambientale sembra prendere le mosse dallo studio di come avviene e si sviluppa nel soggetto la formazione della conoscenza. E se appunto il modello è quello della complessità, non solo conoscere è una relazione ma è anche conoscere relazioni perché si conoscono i rapporti dinamici degli elementi, le connessioni e le interazioni.

Il rapporto fra ambiente e uomo non è unidirezionale, non è statico, non è precostituito; le influenze dell’ambiente non sono definibili come meri imput ma sono “perturbazioni” da codificare attraverso saperi che l’uomo ha. Il conoscere umano è dunque un lavoro di mediazione della mente fra il soggetto e il mondo in cui è immerso. E la mente, al pari della natura, è un insieme interattivo di legami in grado di creare “mappe” che servono a comunicare con l’ambiente in un rapporto di costante interazione. Ecco perchè l’ambiente costituisce un potenziale. Un potenziale per riuscire ad attivare e creare saperi interconnessi, nuovi e necessari per confrontarsi, ogni giorno, con la realtà. E dunque per dare risposte alle problematiche di oggi. Occorre partire dal conosciuto per smontarlo, de-costruirlo e ricomporlo in modo problematico, perché solo in tal modo è possibile fare propri i segni, trasformarli in nuovi saperi e avere una coscienza critica e dinamica.

Se dunque, l’apprendimento nasce come risposta ai problemi e si sviluppa da una “non conoscenza” che richiede di essere risolta, anche il metodo della didattica dell’educazione ambientale deve adeguarsi.

Secondo la Del Gobbo, la metodologia deve essere in grado di riprodurre, in una situazione artificiale, la “dinamica della creazione dei saperi”. E la ricerca azione partecipativa può essere la metodologia più efficace proprio perché “è caratterizzata dalla flessibilità e capacità di gestione e valorizzazione dell’imprevisto attraverso un processo dinamico circolare di redifinizione costante dei propri saperi”. Del resto non si attua il processo di conoscenza se non vi è coinvolgimento, se non è chiamato in causa il campo motivazionale del soggetto che lo porta ad agire, ad assumere una posizione di protagonista nel prendere decisioni, nella selezione dei segni da analizzare, nella produzione di nuovi saperi.

Allora se l’ambiente è un sistema di elementi interconnessi, se l’uomo e i suoi saperi sono il frutto della componente biologica, culturale, sociale e ambientale, se l’ambiente non è un altro rispetto all’uomo, ma parte integrante e interagente nella costruzione del sé dell’essere umano, l’educazione ambientale è prima di tutto, uno strumento attraverso il quale l’uomo può prendere coscienza della complessità implicita dei problemi ambientali attuali. Perché il mondo non è lineare e non lo sono i rapporti che l’uomo istaura con l’ambiente, perché l’ambiente è un sistema di relazioni fra diverse componenti che non è comprensibile analizzando separatamente ognuna di esse. Richiede la messa a fuoco delle relazioni, dei nessi, delle correlazioni e non solo della natura delle componenti.

L’uomo ha conquistato nel corso dei tempi un grande potere sulla natura, l’ha trasformata, l’ha sfruttata con la pretesa totalizzante di controllarla. Ha cercato di ripristinare equilibri o tutela di situazioni ipotizzate come stabili e non ha cercato di instaurare equilibri dinamici nel rispetto della reciproca interazione fra organismo e ambiente.

Ma l’educazione attraverso l’ambiente può sviluppare e sostenere una rilettura dell’organizzazione dei saperi, disgiunti e frazionati inadeguati ad affrontare problemi ambientali che richiedono per la loro complessità, approcci multidisciplinari. Insomma l’educazione ambientale ha tutte le potenzialità per educare alla sostenibilità, perché la sostenibilità prima di essere attuata deve essere inglobata, sposata dall’uomo, deve diventare una “forma mentis”. Ossia un pensare ecologico che pur con il supporto delle discipline riesca a superare l’approccio meccanico e statico per arrivare a una nuova scientificità di tipo probabilistico e reticolare. Perché l’idea della sostenibilità ambientale si fonda sulla “sostenibilità del sapere” – prendendo a prestito le parole di Morin – che implica un saper riflettere, avere consapevolezza dei riferimenti culturali e degli approcci all’ambiente. Perché crea senso critico, capacità di elaborare, di porsi in discussione, di confrontarsi e di confrontare.
Per tutto questo l’educazione ambientale e sostenibile può contribuire a smantellare una forma mentis precostituita e creare le condizioni per l’attuazione della sostenibilità nei nostri processi di sviluppo economici, sociali e politici.

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