[14/01/2008] Parchi

C’e troppa confusione sui parchi

PISA. Il ministero dell’ambiente preannuncia la presentazione di un decreto ministeriale in cui fra le altre cose è prevista l’istituzione di nuovi parchi nazionali terrestri come la Val d’Agri, la Costa Teatina, il Delta del Po. Certo sempre meglio un decreto ministeriale di un emendamento notturno come per i parchi siciliani. Resta il fatto che anche in questo caso l’assessore della regione veneta Marangon con ben poco garbo ha immediatamente rispedito a mittente l’dea rifiutando anche l’invito dell’ultima ora a discuterne al ministero. La regione Veneto non vuol sentir parlare di parco nazionale preferendo vedersela con la regione Emilia dove un parco sul delta c’è già ma è regionale.

Il parco nazionale –si dirà- era previsto nella legge quadro perchè incavolarsi allora se il ministero lo rispolvera? Proprio perché non si è riusciti finora a farlo andava evitato di metterlo –peraltro senza preavviso-in un provvedimento destinato solo –come si è visto- a suscitare e rinnovare polemiche di cui non ci pare ci sia assolutamente bisogno. Che senso ha provocare scontri laddove semmai c’è bisogno di pazienti confronti e intese? Cosa si vuol dimostrare? Possibile che non si avvertano i rischi di questi nuovi focolai ora in Sicilia, ora in Veneto e così via quando c’è bisogno finalmente di una politica nazionale di cui si fa ancora troppa fatica a intravedere –specie per le aree marine protette- le linee e un percorso?

Era questo il senso di quelle dichiarazioni del ministro che vorrebbe un parco nazionale in tutte le regioni? Se era questo meglio correggere il tiro.
Non aiutano in questo neppure altre proposte di cui abbiamo letto in questi giorni sulla stampa. Un dirigente dell’UDEUR propone l’unificazione in un unico parco dei tre parchi esistenti in Basilicata, Calabria e Campania; il Parco Nazionale del Pollino, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diana e il Parco della Val d’Agri-Lagonegrese.

Un grande parco che si identificherebbe con la Grande Lucania d’una volta. Il terzo di questi parchi figura nel decreto di cui abbiamo parlato e già gli si prevede un trasloco. Gli altri due sono tra i parchi più grandi del nostro paese; 182.180 ettari il primo 181.048 il secondo. Un numero infinito di comuni, molte province, tre regioni e situazioni ancora alle prese con grossi problemi e difficoltà i primi due mentre per il terzo il cammino deve ancora cominciare, Che senso ha creare un’area protetta smisurata con storie e vicende alle spalle tanto diverse? Se c’è un problema in Italia – e sarebbe bene che qualcuno se lo ricordasse specie se vogliamo fare la terza conferenza nazionale - semmai è quello dei tanti parchi di piccola e piccolissima dimensione. Si pensi prima ai nani che per i giganti c’è tempo..
Se c’è troppa confusione sotto il cielo i parchi – checchè ne pensasse Mao - non ci guadagneranno nulla.

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