[14/01/2008] Comunicati

Greenreportage dal Cile: Santiago, fiera y insostenible

SANTIAGO. Con i suoi oltre 6 milioni e 200mila abitanti, Santiago contiene il 38% della popolazione dell’intero Cile (16 milioni circa). Arrivarci alla vigilia di Natale, come capitato al sottoscritto, aiuta a comprendere il livello di globalizzazione (centri commerciali-fast food-traffico-telefonini-internt point-numero imprecisato di persone che vanno e che vengono) raggiunto da questa immensa città. Immensa perché per estensione è già quattro volte Madrid, e il numero impressionante di gru che campeggiano su tutto il suo perimetro fanno facilmente prevedere che queste dimensioni andranno aggiornate nel giro di pochi mesi. Anche se, per decisione del governo, è stato deciso di privilegiare la costruzione di grattacieli per contrastare questo insostenibile consumo di territorio.

Se la città è certamente degna di una visita turistica, il livello di inquinamento raggiunto dalla capitale cilena è un vero pugno nello stomaco. Senza la pretesa di essere esaustivi nell’analisi, alcuni elementi visibili a occhio nudo valgono almeno quanto le esplicite statistiche che pongono Santiago tra le città più ambientalmente insostenibili del mondo. Primo elemento è lo smog causato dal traffico e parte integrante dello skyline della città a causa anche di una posizione geografica che di certo non aiuta. Santiago è in una vera conca (al centro della Valle central compresa tra la Cordigliera delle Ande e la Cordigliera della costa) e soprattutto l’inverno, quindi non in questo periodo, è visibile una linea grigia che staziona per giorni e giorni sopra il centro urbano. I bambini, come in tutto il mondo, sono le prime vittime di queste situazioni, colpiti da malattie respiratorie, anche gravi e spesso croniche, che sono ormai un problema molto sentito e notorio a tutti i livelli sociali e politici. Tanto che il governo attuale, di fronte ad un aumento esponenziale del traffico nella capitale con ore di code e caos continuo, ma soprattutto convinto che la prima causa dello smog siano i vecchissimi autobus ancora in circolazione, ha cercato di mettere mano al problema potenziando al massimo la rete di trasporto pubblico. Al momento però è stato un mezzo fallimento perché per cambiare l’intero parco mezzi municipali servivano 7mila nuove macchine e invece ne sono state acquistate solo 5mila. Conseguenza: la gente ancora trova migliore spostarsi con il proprio mezzo e a nulla servono o quasi le targhe alterne, in voga anche qua giù nel sudamerica. Non solo, la presidente Micelle Bachelet è caduta al minimo storico nei sondaggi proprio a causa di questa situazione. Per fortuna non mancano, anche qui, i virtuosi, rappresentati ad esempio da un gruppo di giovani che si fanno chiamare i “Ciclisti furiosi” e che sfruttano la rete di piste ciclabili piuttosto ben distribuita per tutta la città.

Il secondo elemento visivo e olfattivo contro cui ci siamo abbattuti è il fiume Mapocho (nella foto). Trattasi di una fogna a cielo aperto. Vi si vede galleggiare qualunque cosa e l’odore è veramente nauseabondo. Per non parlare del colore che si fatica a descrivere. I cani e i gabbiani riescono comunque a trovarvi qualcosa da mangiare, ma non sappiamo con quali conseguenze. La questione rifiuti è altrettanto preoccupante. Innanzi tutto, almeno quelli urbani sono in crescita da anni. Poi va detto che a Santiago praticamente non esiste alcuna forma di raccolta differenziata. L’informazione è scarsa e l’attenzione men che meno. Chi pratica la Rd lo fa a titolo personale e trova non poche difficoltà a trovare i cassonetti per carta e plastica. Per capire meglio la situazione, nell’edizione di ottobre 2007 di Educacìon Ambiental (pubblicato dal Governo per le scuole) si parla del riciclo della plastica segnalando però solo gli esempi virtuosi del paese (tre in tutto). Le uniche statistiche che vengono pubblicate sono quelle del consumo procapite di plastica che è aumentato da 30,46 chili a 44,23 dal 1998 al 2004. Non esiste alcuna percentuale invece di quanta plastica si raccolga nel Paese.

Per la cronaca, inoltre, i rifiuti finiscono per lo più nelle discariche e, a quanto abbiamo ascoltato, per un motivo principale: gli inceneritori costano troppo. In passato ho saputo che esistevano piccoli inceneritori sparsi per la città, quasi a livello di palazzo, ma poi i costi, si dice, appunto troppo elevati ne avrebbero provocato la dismissione. Difficile però verificare se effettivamente siano andate così le cose, perché a livello di pubblicazioni ufficiali sulle tematiche ambientali c’è pochissimo e quello che c’è riguarda soprattutto i parchi naturali e la difesa del territorio. La sostenibilità ambientale è un tema conosciuto, ma – per quello che sono riuscito a ricostruire dai giornali e dalle discussioni con alcuni studenti – è ancora un concetto che deve essere assai approfondito. Il tema forte in Cile è quello dei cambiamenti climatici e del buco dell’ozono, ma di incrocio di questi problemi con l’economia praticata non se ne trova traccia. Quello che invece hanno ben chiaro è che, lo ha detto nella suddetta pubblicazione anche Juan Altamirano il Coordinador Gestion en Terreno del governo cileno, “stiamo assistendo al debilitamento del processo ambientale e non possiamo fermarlo con un semplice decreto”. Ovvero pare essere chiara la complessità del problema e soprattutto il suo impatto sulla gente più povera, o meglio sulla sostenibilità sociale.

L’adagio “tutto il mondo è paese” vale inoltre certamente anche per Santiago e per il Cile in generale e infatti mentre il tema della sostenibilità viene almeno inserito nelle pubblicazioni governative, sui giornali lo stesso governo si vanta, ovviamente, della crescita dell’economia e sul giornale più importante del Cile, El Mercurio, segnala ( d´altronde, come i nostri giornali) come grandi risultati dello stato l’aumento di auto vendute nel 2006 (191.190), contro le 108.755 del 2000 e il fatto che oggi 8 persone su 10 hanno un telefonino cellulare. Il problema che Santiago sia tempestata di gigantesche antenne che strangolano letteralmente la più importante collina (Cerro San Cristobal) della città, non sembra un problema.

Chiudiamo questo reportage su Santiago segnalando che le colline sono tutte assai aride, ma si è deciso di innaffiarle di continuo per renderle più gradevoli e contrastare lo smog. Scelte discutibili ma non contestate dalla gente, che invece comincia a ribellarsi in periferia dove sono presenti le discariche e dove si possono leggere grandi murales contro la “basura” (così si dice spazzatura in spagnolo). Sembra che anche qui valga la legge del “si fanno le discariche dove si può”, con la differenza che il Cile (solo per capirne le dimensioni) è quattro volte l’Italia e ha spazi enormi (deserti) dove poter gettare i rifiuti. Quello infine che colpisce è che qui c’è una grande fiducia nella ricerca e nelle nuove tecnologie che il cileno medio (sempre parlando per statistiche, anche in Cile in gran voga) ritiene che risolveranno tutti o quasi i problemi, compresi quelli ambientali, stando comunque (a Santiago) in macchina, parlando al telefono, mangiando ai fast food, frequentando i grandi centri commerciali, non contabilizzando le risorse, sperando sempre che il rame trascini l’economia del Paese… Nel resto del Cile le cose cambiano, anche se non radicalmente. Appuntamento comunque alle prossime puntate.

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