[15/01/2008] Energia

Nucleare: il Sudafrica vuole nuove centrali, la Francia uranio dal Niger

LIVORNO. La Eskom , società pubblica per l’elettricità del Sudafrica, ha chiesto a due giganti del nucleare internazionale, la società francese Areva e l’americana Westinghouse, di fare le loro offerte per la costruzione di una nuova centrale nucleare. Il Sudafrica è l’unico Paese del continente africano a possedere già una centrale nucleare e non ha mai nascosto di voler rafforzare il suo ruolo di potenza regionale dotandosi di armi nucleari. La paranoia da fortezza assediata del regime razzista bianco si sta trasformando in una specie di euforia da potenza egemone dell’Africa subsaharina nel Sudafrica arcobaleno governato dall’African National Council. Infatti, la nuova centrale nucleare dovrebbe essere la prima di 5 o 6 nuovi impianti atomici che Eskom progetta di costruire per rispondere alla domanda di elettricità innescata da una rapida crescita del Paese dopo l’uscita dall’apartheid.

I tempi però non sembrano brevi: secondo il portavoce dell’Eskom, Tony Stott, la costruzione della prima nuova centrale potrebbe iniziare nel 2010 per farla diventare operativa prima del 2016. Il direttore finanziario dell’Eskom, Bongani Nqwababa, ha specificato che la centrale dovrebbe costare oltre 17 miliardi e mezzo di dollari (120 miliardi de rand) e tutte le centrali dovrebbero raggiungere i 106 miliardi di dollari (720 miliardi di rand), un investimento colossale in un Paese ancora alle prese con estesissime sacche di miseria.
Intanto, uno delle due multinazionali interpellate dal Sudafrica ha appena firmato un accordo con il Niger che rinnova un accordo storico sull’uranio tra la Francia e la sua ex colonia.

La presidente di Areva, Anne lauvergeon, lo ha annunciato a Niamey nel corso di una conferenza stampa, illustrando le linee dell’accordo sulle condizioni di acquisto dell’uranio prodotto nelle miniere di Cominak et Somaïr per i prossimi due anni, con un rialzo del prezzo del 50% «al fine di riflettere il rialzo recente dei prezzi a lungo termine». Depurato dalle buone intenzioni di solidarietà e mutuo interesse, l’accordo permette ad Areva di consolidare le sue posizioni di protagonista assoluta dell’estrazione dell’uranio in Niger e conferma (e monetizza più salatamente) la fedeltà alla Francia di un produttore essenziale di questa materia prima fondamentale per mandare avanti l’energia francese. Ma l’accordo garantisce soprattutto ad Areva il gradimento del governo del Niger all’avvio del progetto di sfruttamento del giacimento di uranio di Imouraren e di estendere il suo perimetro, confermando la posizione egemonica dei francesi in Niger per i prossimi decenni. Si tratta del più grande progetto minerario mai avviato in Niger ed il secondo sul piano mondiale, con un costo di oltre un miliardo di euro e con una produzione annuale di circa 8.000 tonnellate di uranio e la creazione di 1.400 posti di lavoro.

«Non potevamo rompere un partenariato storico e profondamente sincero che ha saputo resistere ai turbamenti di giorni cattivi» ha detto poeticamente la lauvergeon ricordando che «nel 2007, i fatti spiacevoli che si sono prodotti e le accuse infondate e ingiuste che sono state fatte al nostro gruppo hanno deteriorato per un periodo le nostre relazioni. Abbiamo deplorato questa situazione. Areva smentisce qualsiasi sostegno al Mouvement Nigérien pour la Justice (Mnj, un movimento autonomista armato costituito soprattutto da tuareg che nel nord del Niger, Air e Azawagh, si batte contro il governo di Niamey, n.d.r) del quale noi siamo state le prime vittime durante l’attacco al sito di Imouraren, nell’aprile 2007. Areva intende rimanere un protagonista industriale che non si immischia negli affari politici interni del Niger».
Una petizione di principio nobile, ma che non trova riscontro nei fatti di una politica francese che non ha mai lasciato la presa sulle sue ex colonie africane e sulle loro risorse, con una presenza militare ed economica, fatta di anche di grandi imprese statali come Areva, che puntella regimi traballanti, spesso autoritari ed a volte esplicitamente dittatoriali.

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