[15/01/2008] Comunicati

Prove (non) pratiche di ecologia: aerei ad alghe e Ferrari a bioetanolo

LIVORNO. Abbiamo scritto più volte della sostenibilità come strumento di marketing, di rilancio della propria immagine, talvolta addirittura di “redenzione” per una vita trascorsa tra gli sprechi da parte di divi riconvertiti alla sensibilità ecologista.
Le ultime due iniziative dimostrative di cui ci dà conto il Sole 24Ore di oggi sono una perfetta miscela di questi tre presupposti, (che di solito hanno come merito almeno il fatto di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi importanti come la sostenibilità ambientale) , a cui però si aggiunge la totale ipocrisia degli attori in gioco: la prima dimostrazione arriva da Londra, quartier generale della linea aerea Virgin Atlantic, controllata dal miliardario Richard Branson, non nuovo a iniziative filantropiche che spaziano dalla salvaguardia dell’ambiente al pagamento di tutte le spese legali per i genitori di Maddie, la bambina inglese scomparsa in Portogallo alcuni mesi fa.

Ebbene l’ultima trovata è questa: un volo dimostrativo tra Londra e Amsterdam su un Boeing 747 alimentato a biocarburanti. Ma siccome la moda dei biocarburanti impazza e avrebbe fatto poca audience l’aereo che va a bioetanolo, a soia o a mais, la Virgin ha fatto capire che il biocarburante utilizzato sarà tratto addirittura dalle alghe, così che non sarà necessario abbattere neppure un albero per le piantagioni, ma sarà sufficiente coltivare solo un pezzetto di mare.

Preferiscono invece stare molto di più con i piedi per terra alla Ferrari, che al salone di Detroit ha presentato la nuova F430 spider in versione bifuel, con un motore che può quindi essere alimentato sia a benzina sia a etanolo all’85%, perdendo appena il 10% di potenza ma risparmiando addirittura il 5% di emissioni di Co2.

Inutile però correre a fare la fila dal concessionario per prenotare la F430 bifuel, perché anche in questo caso si tratta di una dimostrazione, tuttavia fa sapere il direttore generale della Ferrari Amedeo Felisa “saremmo pronti a produrla se il mercato la richiedesse”. Come se i 6400 clienti che in tutto il mondo si sono potuti permettere nel 2007 una nuova Ferrari, e che quindi costituiscono il mercato dell’azienda di Maranello, potessero avere il dubbio della scelta tra l’acquisto di una Ferrari o di una Porshe in base a una manciata di differenza della vagonata di grammi di Co2 che emettono questi bolidi.


Torna all'archivio