[15/01/2008] Comunicati

Cindia si cementa con 11 trattati bilaterali

LIVORNO. Il primo ministro indiano Manmohan Singh è in visita in Cina dove, durante un discorso tenuto oggi all’Accademia delle scienze sociali della Cina, ha invitato il governo di Pechino a dimenticare i malintesi e i pregiudizi e a rafforzare la conoscenza e comprensione tra due Paesi finora divisi da scelte di campo diverse (l’India era “amica” dell’Urss, la Cina del Pakistan in funzione anti-sovietica ed anti-indiana) e anche da rivendicazioni territoriali alla loro frontiera Hymalaiana.

«Abbiamo bisogno – ha detto Singh – di un dialogo mutuale globale, tanto a livello di elite, che di media, di professionisti appartenenti a organizzazioni non governative, e di ambienti culturali e artistici. Dobbiamo dispiegare la nostra cooperazione nei servizi funzionali. Abbiamo la volontà di trarre insegnamenti dal successo della Cina nella creazione di infrastrutture, dalla strategia di creazione di posti di lavoro produttivi al di fuori del settore agricolo e dalla riduzione della povertà». Singh ha indicato come altri campi prioritari di cooperazione le scienze e le tecnologie, la salute pubblica, l´educazione, la gestione delle risorse idriche e il problema delle catastrofi naturali.

Secondo il premier indiano «l’India e la Cina devono unire i loro sforzi in campo economico e commerciale. Il mercato indiano dei consumi in piena crescita, il suo personale qualificato e l’eccellenza dei suoi informatici, alleati al grande mercato cinese, competitivo e forte di una capacità produttiva importante, formano insieme una piattaforma di sviluppo per le loro linee economiche».

Anche per il primo ministro cinese Wen Jiabao le relazioni sino-indiane sono di fronte ad importanti opportunità strategiche e la cooperazione tra i due Paesi più popolosi del mondo «è di grande importanza per la pace e la prosperità mondiale». «C’è abbastanza spazio nel mondo – ha sottolineato Wen – perché i due Paesi continuino a svilupparsi. Lo sviluppo mutuale di Cina ed India cambierà l’orizzonte dell’Asia ed anche del mondo». “Cindia” si potrebbe davvero saldare come grande mercato tra le due potenze economiche emergenti del mondo, magari cementata dagli 11 trattati bilaterali che Singh e Wen hanno firmato su temi come ambiente, energia, commercio, trasporti, casa, cultura, rapporti diplomatici.

Nel 2006 gli scambi tra Cina ed India avevano già raggiunto i 20 miliardi di dollari che si prevedevano per la fine di quest’anno, nel 2007 erano già 34 miliardi e per il 2010 dovrebbero raggiungere i 60 miliardi. Un rapporto finora sbilanciato a favore di Pechino, visto che la Cina è il secondo partner commerciale dell’India, ma è solo il decimo importatore di prodotti indiani.

La nuova cooperazione tra New Delhi e Pechino si nutre anche di una comune politica estera (l’India ha abbandonato Taiwan al suo destino e è molto più tiepida con le rivendicazioni degli indipendentisti tibetani), di recenti grandi manovre militari comuni e dell’appoggio cinese per garantire all’India un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Rimane a dividere lo scomodo Pakistan, ma quello ormai é un problema non più indo-cinese ma planetario.


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