[15/01/2008] Comunicati

La Russia vuole l’Artico per diventare una delle 5 potenze economiche mondiali

LIVORNO. Oggi il presidente russo Vladimir Putin (Nella foto) ha annunciato che «entro il 2020, la Russia dovrà far parte delle cinque prime potenze economiche mondiali. Ci siamo dati obiettivi seri, per raggiungere le cinque più grandi potenze economiche mondiali. Siamo perfettamente in grado di farlo» ha detto orgoglioso davanti alla Camera del Consiglio Federale.

Per far questo Putin e i suoi contano di poter fare affidamento sui tesori nascosti sotto la piattaforma artica che il global warming sta liberando dalla fastidiosa cappa di ghiaccio che ricopre il mar glaciale, un tesoro conteso con Usa, Canada, Islanda, Danimarca, Norvegia. Ma a dar man forte alle pretese russe arrivano continuamente forse troppo interessati dati scientifici: «I campioni prelevati dalla spedizione russa sul fondo oceanico al Polo nord geografico dimostrano l’appartenenza di questo settore alla dorsale di Lomonossov», ha detto oggi in una conferenza stampa Anatoli Sagalevitch, un oceanologo dell’istituto accademico russo.

Continua quindi la querelle sulla proprietà dell’Artico avviata la scorsa estate con l’immersione del batiscafo russo Mir e le successive rivendicazioni a raffica dei Paesi che si considerano proprietari della piattaforma artica che conterrebbe quel 25% di riserve di gas e petrolio necessarie a sostenere I sogni di Potenza di Putin.
Secondo Sagalevitch «i risultati delle analisi mostrano che i materiali portati in superficie appartengono alla dorsale Lomonossov» e quindi sono, per estensione della Russia, visto che fanno parte della sua piattaforma continentale. Per l’oceanologo questa scoperta dalla spedizione russa «avrà un grande significato per la ripartizione dell’Oceano. Presto o tardi, questa divisione avrò luogo e lo studio di questo o quel settore avrà un gran significato per questo».

Mentre l’orso russo si immerge a nord anche l’aquila americana sorvola l’Artico alla ricerca di spazi ed energia. Gli Usa hanno inviato un’analoga spedizione per mettere i paletti di confine alla piattaforma artica per incorporarla nel dominio territoriale degli Stati Uniti. E’ strano che un pezzo di roccia presa a migliaia di metri di profondità possa determinare la proprietà su tratti di mare grandi quasi come continenti, mentre ai popoli dei Paesi in via di sviluppo non viene riconosciuto nulla per il saccheggio delle loro visibilissime risorse biologiche.

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