[16/01/2008] Parchi

La Banca mondiale finanzia la salvaguardia degli hotspot della biodiversità

LIVORNO. La Banca mondiale e Conservation International hanno firmato recentemente un accordo che prevede un contributo di 20 milioni di dollari attraverso il Global Environment Facility (Gef) per proteggere le regioni del mondo più importanti dal punto di vista della biodiversità e più minacciate. In particolare gli ecosistemi insulari e quelli forestali.

Si tratta dei cosiddetti 34 hotspot, i punti caldi della biodiversità, che in Europa comprendono solo il Mediterraneo, che ospitano oltre la metà dei tutte le specie terrestri di piante e animali, ma dove vivono anche un miliardo e 800 milioni di persone che dipendono fortemente dalla buona salute di questi habitat per garantirsi una buona qualità della vita.

«Gli habitat del mondo che sono irrimpiazzabili, vale a dire quelli che sparirebbero su scala mondiale se non esistessero più localmente, si trovano principalmente nei punti caldi per la biodiversità – spiega Monique Barbut, presidente del Gef – . Questa iniziativa, sviluppa i metodi di contrasto delle istituzioni locali e rinforza le capacità dei Paesi in via di sviluppo a gestire e trarre profitto da queste aree altamente prioritarie».

I fondi saranno disponibili sottoforma di sovvenzioni per progetti realizzati da organizzazioni non governative, comunità locali e aziende private, attraverso il Critical Ecosystem Partnership Fund (Cepf), gestito da Conservation International e che, negli ultimi 7 anni, ha permesso all’associazione di finanziare la protezione habitat che hanno una superficie totale equivalente a quella del Portogallo.

Con questo nuovo contributo i finanziamenti Global Environment Facility al Cepf raggiungono i 45 milioni di dollari, i fondi vengono messi in comune con il contributo di Conservation International. e di altri leader mondiali all’interno del partenariato, per creare un fondo per la biodiversità che mette insieme competenze e risorse per salvaguardare gli hotspot della biodiversità. Gli altri partner sono l’Agence française de développement, il governo giapponese, la fondazione John D. e Catherine T. MacArthur e la Banca mondiale.

«Tutte le specie e i loro habitat sono importanti – sottolinea Warren Evans, diretteur per l’ambiente della Banca mondiale – . Alcune regioni ne comprendono però più di altre. Questi nuovi contributi ci aiuteranno a proseguire la ricerca di soluzioni per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni povere di queste regioni, operando alla conservazione della biodiversità che è indispensabile per la loro sopravvivenza a lungo termine».

Tra gli hotspot della biodiversità selezionati per i finanziamenti dei progetti ci sono gli ecosistemi insulari fragili delle isole dell’Oceano Pacifico, in Micronesia,Polinesia e Figi, ma anche i paesaggi del Mediterraneo e dei Caraibi. Dei finanziamenti beneficeranno anche il litorale orientale dell’Africa australe, che ospita la più grande diversità di specie arboree di tutte le foreste temperate del mondo.

Almeno 10 regioni tra le più ricche di biodiversità e tra le più minacciate beneficeranno per la prima volta di finanziamenti Cepf e i contributi permetteranno anche di consolidare i benefici acquisiti con progetti già in corso in altre regioni. La strategia Cepf ounta che permette ai partner non governativi di partecipare agli sforzi di conservazione e di trarre benefici nei punti caldi della biodiversità, si è rivelata largamente pagante. Il Capf sovvenziona oltre 1.200 gruppi della società civile in Africa, Asia e America latina ed ha permesso di contribuire così alla conservazione di oltre 10 milioni di ettari di hotspot nei siti più importanti per la conservazione, influenzando le decisioni politiche in molti Paesi.


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