[16/01/2008] Rifiuti

Potenziamento inceneritore di Livorno: perché no

LIVORNO. Dopo la nascita del comitato contro il potenziamento dell’inceneritore di Livorno (la cui terza linea è prevista da ben due versioni - 2000 e 2004 - del piano provinciale dei rifiuti), stamani sono intervenuti sulla questione Gabriele Volpi dei Verdi, Alessandro Trotta di Rifondazione comunista e Marco Cannito di Città diversa.

I tre gruppi consiliari, che si dicono contrari al potenziamento e che collaboreranno con il comitato di cittadini, hanno voluto sottolineare prima di tutto l’aspetto informativo: «In questa storia è mancata l’informazione e la consultazione dei cittadini spiega Gabriele Volpi - C’è la valutazione d’impatto ambientale e poi ci sono solo un paio di assemblee di cui nessuno si ricorda perché sono state fatte tenendo all’oscuro i cittadini in barba alla direttiva europea».

Il progetto in realtà, come previsto per legge, è stato in pubblicazione per 180 giorni sia in occasione della prima stesura, sia in occasione dell’aggiornamento del piano. Ma da parte di Verdi, Rifondazione e Città diversa c’è in ogni caso la richiesta di rivedere il piano provinciale sui rifiuti:

«Abbiamo tante perplessità perché l’impatto sarà enorme visto che il raggio di ricaduta delle polveri verrà raddoppiato e si estenderà quindi a tutta la città – continua Volpi - Ora qualcuno fa terrorismo psicologico tirando in ballo la situazione campana con i rifiuti per strada, ma invece la gente deve sapere cosa si rischia a respirare le diossine di un nuovo inceneritore: l’impatto sanitario sarà altissimo!».

Secondo Volpi «la Provincia stessa dice nella sua analisi che per superare l’impatto del nuovo inceneritore è necessario ricorrere alle migliori tecnologie, ma le proposte che abbiamo fatto in questo senso all’Aamps sono rimaste lettera morta: ci sono moltissimi impianti che sono più efficienti, più economici e meno inquinanti degli inceri tori, per esempio il dissociatore molecolare della Energo che costa 15 milioni quello dimensionato per bruciare 100 tonnellate al giorno (il fabbisogno calcolato dal piano provinciale è di 400 tonnellate al giorno ndr) e che permette di eliminare diossine e nanopolveri, ridurre le ceneri al 3% e riutilizzare i metalli che invece si sciolgono durante la combustione a oltre mille gradi dell’inceneritore. Prendendolo di una capacità commisurata alle esigenze della provincia, la convenienza economica sarebbe ancora maggiore, tra i 50 e i 60 milioni invece dei 180 dell’inceneritore comprensivo di tutte le spese secondarie (il piano provinciale stima invece un costo di 85 milioni più Iva, ndr)».

Una proposta mirata lanciata stamani dai tre gruppi consiliari è invece la costruzione di un digestore anaerobico alla Paduletta, anche se in realtà l’Aamps sta studiando già da alcuni mesi un progetto del genere, e va detto però che un eventuale digestore è previsto nel piano provinciale ma a Rosignano.

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