[21/01/2008] Comunicati

Rapporto di Greenpaece: «Stop all’agricoltura klimate-killing»

LIVORNO. E’ noto che l’agricoltura è una delle maggiori fonti di emissione di gas serra ed un nuovo rapporto di Greenpeace, “Cool farming: Climate impacts of agriculture and mitigation potential”, presentato ad Amsterdam, sottolinea l’urgente bisogno di apportare modifiche se le attività agricole vogliono davvero dare un contributo chiave a contrastare il cambiamento climatico e rappresentare un elemento diffuso per la cattura e il deposito di CO2 (carbon sink).

Il rapporto è stato redatto per Greenpeace da Pete Smith dell’università di Aberdeen ed uno degli autori dell’ultimo report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), ed è la prima dettagliata relazione sugli effetti diretti ed indiretti dell’agricoltura sul cambiamento climatico.
«Si tratta di un contributo fondamentale al cambiamento climatico, l’impatto ambientale degli allevamenti industriali ha raggiunto livelli critici – dice Jan van Aken, responsabile internazionale di Greenpeace per la campagna Sustainable Agriculture – Per il futuro i governi devono sostenere un allevamento che lavori con la natura, non contro di essa».

Il rapporto come l’agricoltura ad alta intensità energetico-chimica ha aumentato i livelli di emissioni di gas serra, principalmente a causa dell’uso eccessivo dei fertilizzanti, occupazione di terre, degrado dei suoli e zootecnia intensiva. Secondo il rapporto di Greenpeace «Il contributo totale del settore agricolo globale al cambiamento climatico, compresa la deforestazione per i terreni agricoli ed altri cambiamenti nella destinazione dei suoli, è stimata essere tra gli 8,5 e i 16,5 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio equivalente o tra il 17 e il 32% di tutti i gas serra di origine umana». Il maggior responsabile è l’uso eccessivo di fertilizzanti che producono 2,11 miliardi delle tonnellate di CO2 emesse annualmente dal settore agricolo mondiale. L’eccesso di concimi ha come risultato anche l’emissioni di protossido di azoto (N2O), che ha un impatto sul cambiamento climatico circa 300 volte più forte di quello della CO2.

«Il bombardamento e la saturazione con i fertilizzanti dei terreni agricoli può e deve essere fermato – sottolinea Jan van Aken – Gli agricoltori devono essere incoraggiati ad usare meno concimi e con più precisione, e deve essere data loro assistenza per convertirsi ad un sistema di allevamento moderno ed ecologico. I governi devono smetterla di sovvenzionare le pratiche ambientalmente distruttive in agricoltura».
“Cool farming: Climate impacts of agriculture and mitigation potential” non si limita alle critiche ma fornisce anche una serie di soluzioni pratiche (e di facile attuazione) che possono permettere all’agricoltura di contribuire alla mitigazione ed al contrasto del cambiamento climatico: riduzione dell’uso eccessivo dei fertilizzanti, protezione del suolo, miglioramento della produzione di riso, forte diminuzione della domanda di carne, in particolare nei Paesi sviluppati che con I loro alti livelli di consumo contribuiscono non poco alle disfunzioni ed agli impatti ambientali dell’agricoltura intensiva.


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