[22/01/2008] Trasporti

Tuteliamo chi sceglie la bicicletta per andare al lavoro

LIVORNO. Una petizione al fine di proporre una legge nazionale che riconosca la bicicletta nell´infortunio in itinere. L’ha proposta la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) al presidente del senato e della camera dei deputati e vi ha già aderito anche il Comune di Reggio Emilia. La petizione si può firmare on line (vedi link in fondo), ma di che cosa si tratta in particolare? La Fiab spiega che l’articolo 12 del dlgs n. 38/2000 (nota 1) ha introdotto nella legislazione riguardante l´assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (testo unico) l´"infortunio in itinere", già precedentemente riconosciuto sulla base di interpretazioni giurisprudenziali. E´ tutelato l´infortunio, subito dal lavoratore assicurato, nel normale percorso dalla dimora abituale al lavoro e ritorno, sia che avvenga a piedi sia con mezzi pubblici.

Per quanto riguarda il mezzo privato, invece, l´uso deve essere "necessitato" (non esistono mezzi pubblici, non coprono l´intero tragitto o gli orari non coincidono con quelli del lavoro, ecc.). Di conseguenza la scelta della bicicletta per recarsi al lavoro è considerata alla stregua di qualsiasi altro mezzo privato (auto, motociclo) e, pur sussistendo tutti gli altri elementi previsti dalla legge, è respinta la domanda di indennizzo del ciclista che subisce un infortunio ma che avrebbe potuto usare il mezzo pubblico.

«Ci sembra – fa notare l’associazione - che l´uso della bicicletta sia da considerare socialmente utile e meritevole, alla stregua di quello del mezzo pubblico. Chi sceglie la bicicletta per andare al lavoro va tutelato perché aiuta l´ambiente (non inquina non fa rumore, non consuma carburante, ecc.) e, se non usa l´auto contribuisce a diminuire il traffico e la congestione urbana, se non usa il mezzo pubblico contribuisce a rendere meno affollato il servizio. Inoltre l´uso della bicicletta, in un certo qual senso, può essere "necessitato" da motivi personali ed economici importanti: il lavoratore risparmia l´abbonamento al mezzo pubblico, in molti tragitti è più veloce del mezzo pubblico - per il quale vanno considerate anche le attese, i ritardi, il disagio per l´affollamento- e fa pertanto risparmiare tempo ed inutile stress, permette anzi di svolgere un sano movimento (fisicamente e psicologicamente migliore che imbottigliarsi nel traffico con l´auto o accalcarsi in mezzi pubblici ormai ovunque al limite della capienza)».

Più in generale la Fiab ritiene che, «nell´ambito delle politiche a sostegno della Mobilità Sostenibile debba rientrare a pieno titolo l´incentivazione della bicicletta e che, pertanto, sia necessario attivare, in ogni possibile ambito legislativo ed amministrativo, provvedimenti che ne favoriscano e ne tutelino l´uso. L´introduzione di una tutela assicurativa dell´uso della bicicletta nei tragitti lavorativi, se da una parte costituisce sostegno concreto, e per così dire "rafforzato", dell´utenza debole della strada, alla quale appartiene il ciclista, dall´altra induce ad una consapevolezza diffusa del problema della sicurezza di tali utenti anche da parte degli enti assicurativi pubblici che, come è noto, sono oggi istituzionalmente preposti non solo al risarcimento dei danni ma soprattutto alla prevenzione degli incidenti lavorativi». «Se – conclude - , alla luce di tanti tragici fatti, il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro è ormai giustamente considerato una priorità politica, altrettanto si può dire di quello della sicurezza stradale, dove politiche più incisive sono ormai inderogabili».

E sempre a proposito di mobilità, proprio il Comune di reggio Emilia ha investito un milione e 200mila euro per quattro nuove ciclopedonali in città e nelle ville di Sesso e Masone. In questo modo continua l´estensione della rete ciclopedonale cittadina.



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