[23/01/2008] Energia

Siberia, risorse russe, tecnologia sudcoreana, proletariato nordcoreano

LIVORNO. Russi e sudcoreani vogliono valorizzare economicamente la sterminata Siberia orientale ed al nuovo governo conservatore sudcoreano è venuto in mente di coinvolgere il governo comunista del nord.
La soluzione dovrebbe essere questa: la Russia metterà a disposizione spazi e risorse, la Corea del Sud tecnologia e dollari e la derelitta Corea del Nord gli operai a basso prezzo.

Una specie di colonialismo ghiacciato bipartisan, con i nordcoreani nella veste di proletari coloni temporanei da rispedire a casa non appena il lavoro sporco sarà finito, non appena il far-east del petrolio e del gas siberiano sara “valorizzato”.

Il progetto è stato illustrato a Mosca da Lee Jae-oh, l’inviato speciale del nuovo presidente Lee Myung-Bak. «Se riusciremo ad associare nella valorizzazione della Siberia orientale la manodopera nordcoreana le risorse ed il capitale russi e la tecnologia sudcoreana – ha detto Lee Jae-oh agli attentissimi russi – questo potrà avere delle ripercussioni importanti. La Corea é al quinto posto al mondo per raffinazione di petrolio (2,6 milioni di barili al giorno). Le nostre imprese sono tra le più concorrenziali nel campo della costruzione di impianti di trattamento di gas e petrolio, come di pipe-lines. Se associamo le ricche risorse dell’est siberiano alla potenza tecnologica e industriale correana, i due Paesi potranno diventare dei partners di alto livello. La Corea del Nord, che manca di mezzi, potrà servire la sua forza lavoro. Se la manodopera nordcoreana è integrata nella valorizzazione della Siberia orientale, questo sarà profittevole a più titoli».

Secondo l’esponente del governo di centrodestra di Seul questa cooperazione trilaterale sbilanciata rafforzerebbe addirittura i legami tra le due Coree e «darà luogo al preludio dell’unione economica del sud e del nord della penisola coreana»

Al governo di Seul sembra far gola una massa fresca e disponibile di una classe operaia resa docile da decenni di dittatura dinastica-comunista dei Kim, quella che si annuncia come una delle ultime mecche della globalizzazione a basso costo, se poi questo produce anche un avanzamento nelle relazioni russo-coreane la disgraziata Corea del Nord rimarrà presa nella morsa di due giganti e non potrà che accelerare una resa già annunciata da carestie e bluff nucleari.

«L´avvenire della Corea è legata al suo vicino russo» dice esultante Lee Jae-oh, e pensa alle braccia nordcoreane a basso prezzo che troveranno un comodo sfogo nelle praterie e nelle montagne gelate della Siberia, rimpinguando le casse di Seul, invece di riversarsi verso le industrializzate città del Sud che non potrebbero reggere un crollo del regime di Pyongyang ed il successivo esodo. Una migrazione ed una unificazione che, senza compensazioni e sbocchi occupazionali diversi, farebbero impallidire per costi e ripercussioni sociali quella della Germania.

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