[27/03/2006] Rifiuti

Gli scarti delle concerie diventano imballaggi biodegradabili

S.CROCE SULL´ARNO (Pisa). Buste, e sacchi biodegradabili derivati dagli scarti delle concerie. E’ la nuova ricerca su cui sta lavorando il Polo tecnologico conciario (Poteco) guidato dal direttore Domenico Castiello: «Si tratta di una sperimentazione che portiamo avanti in collaborazione col dipartimento di ingegneria fisica e chimica dell’università di Pisa. In sostanza cerchiamo di formulare dei film con determinate caratteristiche di resistenza e biodegradabilità utilizzando sottoprodotti dall’idrolisi del carniccio e della pelle».

Le prove effettuate finora in collaborazione anche con Sgs, l’azienda che tratta il carniccio delle concerie, hanno dato buoni risultati in termini di resistenze, «mentre ora la ricerca si evolverà – continua Domenico Castiello - verso l’utilizzo di altri polimeri per ottimizzare anche le caratteristiche di degradabilità».

Ma quali saranno i prodotti finali che potrebbe utilizzare questo nuovo materiale? «Lo scopo è riuscire a creare oggetti da utilizzare nel settore imballaggi da una parte, dall’altra nei settori agricoli , penso per esempio alle coperture delle serre, che una volta terminata la stagione potrebbero poi essere macinate per utilizzarle come fare dei concimi».

In prospettiva se i risultati fossero quelli aspettati si potrebbe addirittura pensare alla realizzazione di shopper per fare la spesa, anche se Domenico Castello ammette che gli obiettivi veri sono altri: «Potrebbe essere possibile anche sostituire le buste di plastica – ma sinceramente noi puntavamo a settori meno tradizionali: pensi per esempio a quanti sacchi sintetici ci sono in giro e che contengono torba, humus e concimi vari utilizzati in agricoltura: se tutti questi sacchi fossero biodegradabili e macinabili insieme al concime che contengono sarebbe un grosso passo in avanti anche per l’ambiente».

La sperimentazione quindi va avanti, anche se potrebbe farlo in modo più veloce: «E’ un progetto in cui crediamo molto e che porteremo comunque in fondo – conclude il direttore del Poteco – il problema è che i finanziamenti che avevamo ci hanno permesso di completare la prima fase, verificando la fattibilità e l’economicità del progetto nel suo complesso. Ora servirebbe uno sponsor, una banca, una fondazione, qualcosa che ci permetta di sviluppare velocemente la seconda e conclusiva fase della ricerca».

Intanto a fine maggio, a Istanbul in Turchia, il Poteco presenterà le ricerche che hanno come protagonista l’idrolizzato proteico (il prodotto realizzato da Sgs), al secondo congresso europeo dell’International union of leather technologists and chemists societies (Iultcs).

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