[24/01/2008] Comunicati

Sostenibile, libero e brevettato, ecco lo sviluppo del futuro

LIVORNO. Nell’era della conoscenza, quale ormai da molti è indicata quella in cui viviamo, il sapere è da considerarsi un bene comune e come tale dovrebbe quindi essere accessibile a tutti. Del resto la conoscenza come tutti i beni immateriali, non si consuma usandola, anzi l’uso e la condivisione ne determinano una possibile moltiplicazione. Ed è probabilmente questa l´unica crescita illimitata di cui dovremmo preoccuparci moltiplicando gli sforzi. Positiva quindi da ritenersi la notizia relativa al progetto lanciato dal World business council for sustenable development (Wbcsd) che prevede il libero scambio e la circolazione dei brevetti che riguardano la produzione di tecnologie il cui utilizzo offra benefici in chiave ecologica.

Il Wbcsd che ha sede a Ginevra, raggruppa circa 200 aziende internazionali tutte accomunate dallo stesso impegno: rafforzare la sostenibilità dello sviluppo attraverso la crescita economica (e questa come sappiamo può essere una contraddizione concettuale), l’equilibrio ecologico e il progresso sociale. Vi partecipano rappresentanti di oltre 30 diversi Paesi e 20 principali settori industriali e si avvale del supporto di un network globale di circa 60 consigli di imprese e di varie organizzazioni associate. Il suo obiettivo è avere un ruolo di leader nell’imprenditoria e fungere da catalizzatore per un cambiamento verso lo sviluppo sostenibile; si propone anche di sostenere l’imprenditoria affinché operi, si rinnovi e cresca in un mondo sempre più attento alle questioni ambientali.

Il progetto che lancia adesso, si chiama Eco-patent commons e si basa sul’obiettivo di far circolare liberamente i brevetti tecnologici esclusivamente riferiti a tecnologie o metodologie imprenditoriali o di produzione che abbiano indubbi benefici in termini di sostenibilità ambientale. Si va dunque da tecnologie che usano sostanze non inquinanti, alla riduzione del consumo d´acqua o altre risorse limitate, alla riduzione dei rifiuti alla fonte, all´aumento dei processi di riciclo fino all´ottimizzazione energetica.

Al progetto di libera condivisione della proprietà intellettuale hanno già aderito quattro tra i più grandi soggetti della produzione tecnologica mondiale: Ibm, Nokia, Pitney Bowes e Sony, tutti entusiasti dalle dichiarazione di poter dare un contributo per promuovere la collaborazione e l’innovazione al fine di proteggere il pianeta.

Per Ibm, che da oltre quindici anni si è aggiudicata il primo posto in termini di brevetti concessi, è forse anche un modo per fare greenwashing, date anche le recenti vicende legali che ha in corso per difendersi dalle accuse di aver causato gravi danni all´ambiente e alle persone con le emissioni delle proprie industrie dal 1924 ad oggi.

Comunque dopo le iniziative di open source sul software, adesso il concetto passa all’hardware e non solo per quanto riguarda la tecnologia informatica.

Una buona notizia per le innovazioni tecnologiche legate alla sostenibilità e per le iniziative imprenditoriali. Soprattutto nel campo delle energie rinnovabili, dove in particolare nel nostro paese si registra ancora un netto ritardo.

Lo sottolinea un articolo su Nova che ricorda come in Italia vi sia ormai uno scollamento tra l’area finanziaria e assicurativa -che vede ormai lo sbloccarsi e quindi la partenza di progetti di installazione di impianti a energia rinnovabile- e la filiera della ricerca e dello sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare del fotovoltaico. Forse progetti come Eco patent potrebbero allora servire a incoraggiare la ricerca e l’innovazione su questa filiera e rendere praticabile l’obiettivo che l’Unione europea fissa per il nostro paese di raddoppiare (oggi all’8%) la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020, portandola al 17%.

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