[24/01/2008] Comunicati

La Svizzera in testa alla classifica Epi delle performance ambientali

LIVORNO. Secondo l’Environmental performance index (Epi) 2008, presentato alla riunione annuale del Forum economico mondiale di Davos, la Svizzera è in testa alla classifica mondiale delle performance ambientali con un punteggio di 95.5, seguita da Svezia, Norvegia (93.1) e poi da Finlandia (91.4), Costa Rica(90.5), Austria (89.4), Nuova Zelanda (88.9), Lettonia (88.8), Colombia (88.3) e Francia (88.7) che completano la top 10. L’Italia si piazza al ventiquattresimo posto con un punteggio di 84.2, lo stesso punteggio dell’Ungheria, dietro l’Equador (84.4), ma prima di una sorprendente Albania che insieme a una “virtuosa” Danimarca che tanto brava non sembra essere per l’Epi, e alla Malaysia raggiunge gli 84 punti. L’Italia supera anche Russia (83.9), Cile (83.4) e soprattutto Spagna (83.1), il Paese con cui veniamo confrontati sempre più frequentemente.

Gli Stati Uniti d’America sono addirittura trentanovesimi (81 punti), molto lontani anche da Canada (dodicesimo a 86.6), Germania e Gran Bretagna (tredicesima e quattordicesima con 86.3), ma anche dal Giappone (ventunesimo con 84.5), e comunque superati da 22 dei 27 Stati membri dell’Unione Europea e fra i Paesi più sviluppati superano solo l’Australia che si ferma ad una sconsolante quarantaseiesima piazza con un rank di 79.8. Fra le potenze emergenti le performance non sono certo esaltanti, anzi a volte chiaramente pessime: si salva il Brasile dei biocarburanti e della foresta amazzonica che si piazza trentaquattresimo con 82.7 punti, seguito dal Sudafrica al posto 97 della classifica con un punteggio di 69, dalla Cina centoquattresima con un rank di 65.1, addirittura lo stesso punteggio del disgraziato Myanmar e peggio dell’Indonesia e della Costa d’Avorio. Pessima la performance dell’India che si piazza centoventesima con 60.3 punti, un rank più basso di quello della miserabile Haiti, uno dei Paesi più poveri del mondo, ma anche di molti Paesi africani che non hanno economie in crescita e sogni di grande potenza come quelli di New Delhi. Insomma, i Paesi emergenti sui quali punta l’economia mondiale riunita a Davos, si piazzano sul fondo della classifica, poco prima degli ultimi della terra, i Paesi sprofondati nella spirale di fame, guerra e cambiamenti climatici.

L’Epi è stilato da un’equipe di esperti delle università americane di Yale e Columbia e classifica 149 Paesi secondo 25 indicatori divisi in 6 categorie: salute ambientale, inquinamento atmosferico, risorse idriche, biodiversità ed habitat, risorse naturali produttive e cambiamenti climatici. Gli ultimi in classifica sono tutti Paesi Africani colpiti da desertificazione o dove sono appena terminati o ancora in corso conflitti armati e guerre civili, Chiude la classifica dell’Epi il Niger con un rank di 39,1, preceduto da Angola (39.5), Sierra Leone (40), Mauritania (44.2), Mali (44.3), tra gli ultimi 10, tutti sotto il punteggio di 50, troviamo altri 4 paesi africani: Burkina Faso, Ciad, Repubblica democratica del Congo e Guinea Bissau, una sequela interrotta solo da un Paese asiatico, lo Yemen, che si piazza al centoquarantunesimo posto con 49,7 punti.

«Barometro di controllo dell’inquinamento e della gestione delle risorse naturali – si legge in un comunicato stampa dell’Epi - l’indice è uno strumento utile per il miglioramento delle politiche e delle tecniche di approccio al problema». Il documento presentato a Davos spiega che «I Paesi meglio classificati hanno tutti investito nell’acqua, nel controllo dell’inquinamento e in altri elementi infrastrutturali, hanno adottato politiche che permettono di limitare i danni dell’inquinamento generato dall’attività economica, mentre gli ultimi della lista non hanno investito nella sanità pubblica legata all’ambiente ed hanno politiche deboli».


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