[24/01/2008] Parchi

Merevivo: «Tappa storica il protocollo sulla gestione Integrata delle coste del mediterraneo»

LIVORNO. Marevivo esprime grande soddisfazione per la firma del protocollo sulla gestione Integrata delle coste nel Mediterraneo, da parte dei Ministri dell’Ambiente dei 21 Paesi del bacino e della Commissione Europea riuniti a Madrid. Il protocollo era stato approvato ad Almeria, durante la quindicesima riunione delle parti della Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo.

Per Marevivo il protocollo firmato dopo una lunga negoziazione durata più di due anni «rappresenta una tappa storica di un lungo iter iniziato nel 1975 con la prima riunione tra i Paesi del Mediterraneo e la Comunità Europea durante il quale si sono volute promuovere, nell’ambito del Piano d’azione per il Mediterraneo (Pam) e sotto l’egida del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (Unep), iniziative volte alla intesa e tolleranza tra i popoli mediterranei attraverso la valorizzazione delle risorse naturali, delle culture e tradizioni locali e mediante uno sviluppo socio-economico credibile. I Paesi del Mediterraneo avranno uno strumento legale per prendere provvedimenti finalizzati contenere e contrastare gli effetti negativi delle attività umane sulla fascia costiera che per altro incidono sfavorevolmente sui cambiamenti climatici nella zona mediterranea».

Il protocollo parte dalla constatazione che le zone costiere del Mediterraneo sono patrimonio naturale e culturale dei popoli del bacino e che devono essere preservate e usate con saggezza per il bene delle generazioni presenti e future. «Le coste del Mare Nostrum – dice Marevivo - sono dunque ufficialmente riconosciute un’insostituibile risorsa naturale, economica e sociale. Per questo ogni Paese che affaccia sul Mediterraneo dovrà redigere un piano per la gestione delle zone costiere mirata alla preservazione di queste e al loro sviluppo compatibile attraverso un approccio integrato, tenendo nel dovuto conto le diversità e le specifiche opportunità legate alle caratteristiche geomorfologiche delle isole. In altre parole, l’Italia e gli altri Stati mediterranei, una volta entrato in vigore il neonato Protocollo, dovranno assicurare un utilizzo saggio e compatibile delle risorse naturali e del patrimonio archeologico (anche subacquei) ed una valorizzazione del ricchezze storiche che caratterizzano tale fascia geografica. Ciò sarà possibile mediante l’istituzione di un sistema di valutazione dei rischi associati alle attività che vi si svolgono ed il coordinamento delle iniziative pubbliche e private, nonché la collaborazione tra autorità nazionali e locali onde coinvolgere la società civile interessata anche tramite strumenti incentivi e dissuadenti».

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