[25/01/2008] Parchi

Gran Paradiso, idroelettrico vs parco nazionale

LIVORNO. Il parco nazionale del Gran Paradiso, una delle aree protette storiche del nostro Paese, lancia un preoccupato allarme per la richiesta, da parte di due Comuni, di realizzare centrali idroelettriche nel parco e che per far questo chiedono di rivedere il perimetro del Parco riportando la superficie protetta ai confini del 1922, visto che la legge 394/91 non autorizza opere di modifica dell’assetto idrogeologico all’interno dei parchi.

«I due torrenti su cui incombono alcuni progetti di sfruttamento sono il Campiglia ed il Forzo (Nella foto) – spiega una nota dell’ente parco - entrambi in Piemonte, in Val Soana, nei comuni di Valprato e Ronco Canavese. Si tratta di due corsi d´acqua di montagna di incomparabile bellezza, caratterizzati da acque limpidissime, di colore verde-blu, non inquinate, che scorrono in un contesto incontaminato tra larici, faggi, saliceti e praterie montane, in un succedersi di cascatelle, marmitte, tonfani, lame d´acqua, in cui si tuffa il merlo acquaiolo. Entrambi scorrono nel Sito di interesse comunitario "Parco Nazionale del Gran Paradiso" individuato ai sensi della Direttiva Europea Habitat. Nelle loro acque, in particolare nel Campiglia, vive un ceppo mediterraneo di Trota fario, che costituisce una popolazione naturale di elevato interesse conservazionistico. Per questa ragione la zona è stata scelta come area di studi nell´ambito di un programma europeo con l´università di Torino».

Le due centraline riguardano un progetto di captazioni che prevede, in neppure due chilometri, 5 sbarramenti: due all´interno del parco e tre appena fuori che verranno comunque realizzati.
«Quanto basta per suscitare l´appetito di gruppi finanziari e di società idroelettriche private – dice il parco - che forti dell´impegno assunto con il protocollo di Kyoto, di produrre almeno il 3% di energia con fonti rinnovabili, forniscono elettricità senza emissioni di anidride carbonica. Energia "pulita", ma con un impatto devastante sui corsi d´acqua, specie nelle aree protette, molto ricercata perché i produttori possono vendere anche il certificato verde, che sancisce la produzione "pulita", alle aziende che continuano ad impiegare combustibili fossili, che così possono rientrare nei protocolli. Le opere in sede locale non susciterebbero un particolare interesse se non fosse offerta ai Comuni una piccola partecipazione agli utili (tra il 2 ed il 5%), con somme che in assoluto non sono di grande entità, ma che per piccole amministrazioni di montagna assumono notevole interesse».

Le due centraline nel parco sottrarrebbero all’ambiente molta acqua: «Oscillando, nei periodi di funzionamento degli impianti, tra il 61 ed il 75%, ben al di sopra della soglia del 30%, oltre la quale, si verificano sensibili diminuzioni della biomassa ittica. Il contesto paesaggistico inoltre verrebbe devastato: oltre alla scomparsa di salti e lame d´acqua e di importanti habitat ripariali, il passaggio delle tubazioni prevede l´invasione di praterie umide, lo sparo di centinaia di mine, l´invasione con gli escavatori di ambienti delicatissimi. Per questa ed altre ragioni nella conferenza di servizi che ha esaminato il progetto, la regione Piemonte, supportata da Arpa, la provincia di Torino ed il parco hanno espresso, all´attuale stato delle procedure d´esame di variante ai progetti, parere negativo per opere la cui realizzazione sia incompatibile con il mantenimento dell´attuale livello di conservazione. In due corsi d´acqua del versante piemontese ancora in condizioni di elevata naturalità».

I Comuni di Valprato e Ronco Canavese potranno realizzare le altre tre centraline, ma non gli basta e chiedono di ridurre estensione di uno dei parchi simbolo dell’Italia, questo comunque probabilmente non servirebbe: perché anche se il parco scomparisse da quei torrenti, rimarrebbe la tutela dell’ Unione Europea, il Sito di importanza comunitaria, e l’Ue in questi casi si mostra di solito meno comprensiva con le richieste dei comuni di quanto faccia spesso lo Stato italiano.



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