[25/01/2008] Trasporti

Il muro di Firenze (chi non vuole la tramvia?)

FIRENZE. In concomitanza con la due giorni “Cogito ergo bus – investire e comunicare per la mobilità collettiva” cambiano le carte in tavola nel dibattito sulla tramvia fiorentina. Le dichiarazioni del vicepresidente forzista del Consiglio regionale Angelo Pollina («referendum inutile e dannoso», «anche le linee 2 e 3 vanno fatte, senza un solo stop e comunque vada la consultazione del prossimo 17 febbraio», Razzanelli «ha fatto calcoli personalistici che non so dove lo porteranno. Ma in politica questi giochi non pagano») evidenziano una frattura nel centrodestra fiorentino sulla posizione da tenere in vista del referendum del 17 Febbraio. Frattura che era già nell’aria da tempo (An e parte dell’Udc, lo stesso partito di Razzanelli, si erano dissociate già in Dicembre dalla campagna referendaria, e pure Fi aveva da sempre assunto un atteggiamento “tiepido”), ma che solo adesso giunge alla superficie in modo lampante.

Il fatto è che la maggior parte delle categorie sociali (enti di governo locale, associazioni di categoria, la maggioranza delle associazioni ambientaliste) ha da tempo riconosciuto la sostanziale assenza di alternative praticabili: il progetto-micrometro è sempre stato utilizzato come asso nella manica dagli oppositori, ma non è altro che uno studio teorico su treni sotterranei che si incrocerebbero esattamente sotto il «quadrilatero romano», cioè sotto la zona di piazza della Repubblica dove era situato il nucleo originario della città. Costi, tempi di realizzazione, problemi per imprevisti, impatto ambientale, agilità di utilizzo da parte dell’utenza, capillarità del servizio: da tutti i punti di vista la metropolitana avrebbe superato in peggio la tramvia, a fronte di uno sfondamento del terreno nel centro di Firenze enormemente maggiore rispetto a quello della linea tramviaria. Altre alternative proposte sono state la cosiddetta “tramvia su gomma” (praticamente dei filobus che corrono in corsie protette) e un maggiore sviluppo delle cosiddette “busvie flash”, che peraltro a Firenze sono già in funzione (linea 17 flash) o in via di realizzazione (linea 14 flash).

Alternative? Diciamo che anzitutto sono semmai possibili integrazioni al progetto-tramvia, che difatti in alcuni casi saranno adottate. Come ha dichiarato la presidente di Ataf Maria Capezzuoli, infatti, «la nuova rete Ataf entrerà in funzione in concomitanza con l’avvio della linea 1: i capisaldi saranno la centralità della rete tramviaria (vera e propria dorsale della futura mobilità), l’integrazione intermodale (ferrovie-sosta-trasporto su gomma-rete di piste ciclabili), il mantenimento del bus per le zone del centro storico non direttamente interessate dalla tramvia, e l’intensificazione della rete di busvie flash, specialmente nella parte est della città, che inizialmente sarà meno servita dalla tramvia».

E poi, cercando di arrivare alla radice del problema e mettendo da parte le contaminazioni con la politica nazionale e con la campagna per le prossime comunali, è necessario evidenziare le ragioni profonde che si può supporre siano alla base della contrarietà alla tramvia: secondo un sondaggio Doxa per il comune di Firenze che è stato presentato a metà Dicembre, il 57% dei fiorentini intervistati è favorevole alla realizzazione dell’opera. I motivi per cui il restante 43% è contrario sono prevalentemente di quattro tipi:

1) «Per il disagio legato ai lavori (rumori, traffico, rallentamenti)»

2) «Esteticamente sgradevole per il contesto storico/monumentale»

3) «Non risolve il problema del trasporto/viabilità»

4) «Danni ambientali per l’abbattimento alberi/verde»

Le motivazioni 1 e 2 sono opinabili ma comunque hanno una loro ragionevolezza. Le risposte del tipo 3 e 4, invece, sono visibilmente forzose: la prima delle due è tipicamente di stampo benaltrista, la seconda non ha senso se posta in termini di impatto ambientale, visto che il numero di alberi reimpiantati sarà nettamente superiore a quello dei tagli previsti o in corso. Il valore di ogni albero e di ogni singolo essere vivente in sé è ovviamente fuori discussione, specialmente in mezzo al cemento diffuso dei contesti urbani, ma dal lato dell’impatto sul territorio la questione va posta in ben altri termini.

Qual è il problema reale, quindi? L’assenza di scappatoie, la fine dei pretesti. Finché il servizio pubblico sarà inefficiente, inadeguato, lento e ritardatario come spesso viene definito (e come talvolta è: secondo il sondaggio, comunque, il 58% dei fiorentini è insoddisfatto del servizio pubblico), il cittadino avrà mille scuse per giustificare la sua indolenza e il suo scarso senso civico. Datemi una tramvia veloce, efficiente, e possibilmente che non si fermi durante la notte (allo stato attuale, secondo Ataf, è prevista l’interruzione del servizio di tram dalle 1.30/2.00 del mattino fino alle 4.00/5.00), e non potrò più dire «non prendo il mezzo privato perchè è inefficiente».

Non avrò più scuse. Apriti cielo, allora: se poniamo la questione in questi termini, perbacco se io sono contrario alla tramvia. Un mezzo che passa ogni 3-4 minuti io non lo voglio. Ridatemi l’autobus lento e scomodo, così potrò prendere l’auto senza sentirmi un irresponsabile. E se poi mi compro il Suv nuovo, dove lo posteggio? No no, ma siamo impazziti? Facciamo nuovi parcheggi, invece. E meno multe a chi siccome non trova posto deve lasciare la macchina in doppia fila, poverino. E poi ho sentito che la tramvia sarà enorme, un serpentone, un treno. E il cordolo che la separerà dalla strada sarà alto come un muro. Il muro di Firenze. E la tramvia sarà il vero mostro di Firenze (signora mia).

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