[11/03/2008] Parchi

Sudamerica: nuova coscienza ambientale difende acqua e foreste

LIVORNO. Un terrapieno, o meglio un vero e proprio vallo, lungo 20 chilometri, costruito da un’azienda di allevamento di pecore nelle zona umida di Esteros del Iberá (Nella foto), nella provincia argentina di Corrientes,dovrà essere demolito per ordinanza giudiziaria. Los Esteros del Iberá sono grandi paludi di acqua dolce che si estendono su 1,4 milioni di ettari e nelle quali si rifugiano una grande biodiversità e molte specie minacciate o in pericolo di estinzione.

Si tratta di una cosa senza precedenti per l’Argentina: il Superior Tribunal de Justicia di Corrientes ha infatti confermato la sua decisione in prima e seconda istanza di un processo iniziato nel 2005 (quindi in tempi brevissimi rispetto ai parametri italiani per gli ecomostri) quando il terrapieno era di “solo” un chilometro e mezzo, in seguito alla denuncia di un cittadino.

«E’ un fatto storico – dice Jorge Cappato, della Fundación Proteger - Era un’opera assolutamente illegale perché stava dentro la riserva. Insieme alla recente approvazione della Ley de Bosques, questa sentenza è una delle migliori notizie degli ultimi anni per l’Argentina in materia di sviluppo sostenibile». Battaglia per difendere l’acqua anche in Centroamerica dove gli abitanti del municipio di El Porvenir, nel dipartimento dell’Honduras di Francisco Morazán, si oppongono all’abbattimento della foresta del cerro Pacaya, dove si trova la principale fonte di acqua dolce che disseta quella comunità.

Di El Porvenir greenreport aveva già parlato tempo fa per la lotta dei contadini, appoggiati dall’organizzazione ambientalista Madre Tierra, contro l’apertura di una miniera. I cittadini della zona si oppongono ad un progetto di disboscamento sulle montagna, dichiarata area protetta dal governo dell’Honduras. Più a nord, in Messico, il progetto di costruzione dell’autostrada di 62 chilometri Lerma-Tres Marías, vicino a Città del Messico, vede confrontarsi duramente il governo con i cittadini e gli ambientalisti che vogliono impedire la distruzione di una parte di foresta del Gran Bosque de Agua.

Gabriel Hernández, uno dei cittadini che capeggiano la contestazione ad Huitzilac, un municipio rurale di 20 mila abitanti da dove passerebbe il tracciato dell’autostrada, dice a Tierramerica che «se il governo approva la costruzione dell’autostrada, così come previsto. Tutti i compagni faremo guerra fino a che il progetto non diventerà qualcos’altro». Secondo gli oppositori, sostenuti da Greenpeace ed altre associazioni ambientaliste locali, l’autostrada danneggerà fortemente il Gran Bosque de Agua, che si estende negli stati centrali di Morelos e México e nel distretto federale della Capitale, un’area di 120 mila ettari a grande capacità di conservazione dell’acqua e che ospita una ricca biodiversità.

In America latina è sempre più evidente una nascente opinione pubblica ambientalista che cerca di difendere i beni comuni, a partire dall’acqua e dalle foreste, è forse anche per questo che le banche brasiliane, pubbliche e private, dal primo giugno applicheranno criteri ambientali per la concessione di crediti per le attività rurali.
Secondo la decisione presa in febbraio dal Consiglio monetario nazionale insieme ai ministri brasiliani dell’area finanziaria, saranno richieste certificazioni agrarie ed ambientali per la concessione di finanziamenti alle aziende agricole e l’educazione ad una sostenibilità ecologico-economica. La novità è che le banche private saranno costrette ad osservare regole pubbliche e che si danno gambe finanziarie al tentativo di ridurre la deforestazione in Brasile, cresciuta nuovamente nella seconda metà del 2007, anche se questo probabilmente non fermerà l’invasione e il disboscamento illegale delle terre pubbliche, totalmente autofinanziati.


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