[11/03/2008] Comunicati

Gebrselassie e le Olimpiadi di Pechino, o dei boicottaggi immaginari e desiderati

LIVORNO. Dunque, il famosissimo maratoneta Haile Gebrselassie (Nella foto) ha ufficializzato la sua già annunciata (ne aveva già dato notizia anche greenreport) rinuncia alla maratona olimpica di Pechino. La stampa italiana ha parlato subito di boicottaggio dei giochi olimpici cinesi, una rinuncia a metà tra la critica ambientale e la sottintesa denuncia del regime repressivo comunista. Non è proprio così, e forse Gebrselassie a questi risvolti non ha proprio pensato, visto che rappresenta un paese, l’Etiopia, grande amico dei comunisti cinesi e guidato da un governo che reprime duramente, come e più di Pechino, gli oppositori interni e che sta attuando in Somalia una guerra per procura (Usa) e per propri interessi e rivalità storici.

Certo, la cosa non ha certamente fatto piacere alle autorità di Pechino - “sporca” l’immagine ambientale dei giochi olimpici - e cercare sulle agenzie ufficiali cinesi la notizia del ritiro del quattro volte campione del mondo e del vincitore di due olimpiadi dalla maratona è un’impresa vana. Ma la politica e la protesta ambientalista non c’entrano nulla perché il pluriprimatista mondiale Gebrselassie è legato ad un contratto ferreo con una grandissima multinazionale dell’abbigliamento sportivo che con il governo comunista di Pechino fa affari d’oro e non può permettersi di inimicarselo in nessun modo, anche per non mettere in pericolo le forniture di scarpe a bassissimo costo che permettono di pagare gli spot pubblicitari nei quali appare l’atleta etiope (che detto per inciso ci sta simpaticissimo) e che probabilmente costano più di un anno di lavoro degli operai un’intera fabbrica cinese.

E’ anche per questo che Gebrselassie, mentre diceva che «L’inquinamento in Cina è una minaccia per la mia salute e potrebbe essere difficile per me correre 42 km nelle mie attuali condizioni», si è fatto riprendere mentre corre sulla Grande Muraglia cinese e assicura: «Non voglio rimanere fuori dalle Olimpiadi. Ho intenzione di partecipare ai 10.000 metri». Il perché una decisione dovuta all’asma dell’atleta etiope si sia trasformata in Italia in un boicottaggio dei giochi di Pechino è un mistero, o forse nasconde la speranza che un boicottaggio ci sia davvero, che qualcuno, magari un atleta italiano di grande valore, dica no alle olimpiadi per protesta contro la situazione ambientale cinese e il regime comunista-turbocapitalista.

Una speranza non detta, che si attacca al gesto “difensivo” di un grande atleta del terzo mondo, ma che rimarrà delusa: i tempi del boicottaggio delle olimpiadi di Mosca (ai quali l’Italia partecipò con la bandiera del Coni) sono lontanissimi, i militari che oggi occupano da liberatori l’Afghanistan non hanno più la stella rossa sul colbacco ma le insegne della Nato sui baschi e il comunismo cinese è diventato troppo ricco, ha conquistato non i cuori e le coscienze ma le banche americane e i fondi di investimento, ha tracciato una soglia di potenza pericolosa da scavalcare con qualsiasi tipo di boicottaggio e con qualsiasi gesto clamoroso di un atleta famoso sponsorizzato da marchi occidentali ma sempre più made in China.

Pechino farà quindi le sue olimpiadi nello smog della sua crescita rapida e ineguale, che nasconde la violazione di diritti umani e politici, e l’occidente democratico le attraverserà in apnea, ammirando estasiato le coreografie che i cinesi ci preparano per non farci guardare dietro il fondale dei giochi sportivi, lasciando alle anime belle ed ai tibetani disperati la denuncia del regime di Pechino ed a Gebrselassie ed alle sue scarpe miracolose i 10 mila metri.

Il gesto di Gebrsekassie sembra però aver già prodotto una reazione da parte del governo cinese che infatti ha annuciato oggi che creerà per la prima volta un ministero per l´ambiente, fondendo l´attuale «ufficio per l´ambiente» con altre agenzie governative e dotandolo di maggiori poteri. Lo ha annunciato oggi il segretario del Consiglio di Stato Hua Jianmin parlando agli oltre duemila deputati all´ Assemblea Nazionale del Popolo (Npc), il Parlamento di Pechino.

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