[11/03/2008] Consumo

Il caro-cibo si risolve sbloccando il potenziale agricolo dell’ex Urss?

ROMA. Il rialzo dei prezzi alimentari a livello mondiale sta diventando una vera e propria ossessione ed un pericolo per la tanto agognata crescita e si cercano nuovi spazi e nuove occasioni per incrementare la produzione agricola, con particolare attenzione verso le sconfinate pianure dei paesi dell’Europa orientale e dell’ex Unione Sovietica, i cui rappresentanti hanno incontrato a Londra esponenti del settore agro-alimentare privato per discutere di come incrementare gli investimenti agricoli e sbloccare il potenziale produttivo non utilizzato.

La conferenza di Londra era organizzata dalla Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) e dalla Fao, per riuscire a promuovere una stretta cooperazione fra pubblico e privato per incoraggiare gli investimenti, non solo nel settore agricolo primario, ma anche nell’intera infrastruttura agricola e nell’industria di trasformazione. Alla Bers partecipano 61 paesi e due istituzioni intergovernative, e la Banca ha l’obiettivo di promuovere il passaggio da economie pianificate centralmente ad economie di mercato dall’Europa centrale sino all’Asia centrale.

I prezzi alimentari sono aumentati quasi del 40% nel 2007 e la Bers e la Fao ritengono «che ci sia un significativo potenziale di produzione agricola non sfruttato nei paesi dell’Europa orientale e della ex Unione Sovietica, in particolare in Kazakistan, Russia e Ucraina. In questi paesi negli ultimi anni circa 23 milioni di ettari di terreno agricolo sono stati ritirati dalla produzione, ed almeno 13 milioni di ettari potrebbero ritornare ad essere produttivi senza nessun costo ambientale aggiuntivo».

Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf (Nella foto), ha auspicato «l’attuazione di misure coraggiose per aiutare a sbloccare il potenziale produttivo non sfruttato. Le previsioni per la produzione cerealicola dei paesi della ex Unione Sovietica indicano un aumento del 7 per cento, pari a 159 milioni di tonnellate, fra il 2007 e il 2016. Cerchiamo di essere più positivi ed immaginare che vengano rimosse tutte le restrizioni finanziarie e istituzionali che limitano la produzione nella regione. In questo caso la produzione cerealicola, ed il suo contributo alle esportazioni mondiali, andrebbero ben al di là di queste previsioni».

Per Jean Lemierre, presidente della Banca mondiale per la ricostruzione e lo sviluppo, «C’è oggi la necessità urgente per entrambi i settori, pubblico e privato, di lavorare insieme per creare le condizioni per un investimento sostenibile che ristabilisca il primato di questa regione come centro cruciale di produzione agricola. La numerosa partecipazione del settore privato alla conferenza dimostra il loro forte impegno a risolvere il problema del caro prezzi dei generi alimentari e che nuovi e maggiori investimenti sono adesso necessari».
I governi finora hanno reagito all’aumento dei prezzi alimentari con misure di controllo dei prezzi, aumento dei sussidi, riduzione delle barriere alle importazioni e delle restrizioni sulle esportazioni, «tutte misure pensate per assistere i consumatori – fa notare una relazione della Banca mondiale per la ricostruzione e lo sviluppo - Tuttavia, molte di queste misure, nonostante le buone intenzioni, potrebbero risultare controproducenti nel lungo periodo».

La relazione esorta i governi a «limitare gli interventi che creano distorsioni dei mercati interni o mettono in condizioni di svantaggio produttori e operatori commerciali, argomentando che il modo più efficace per creare una risposta alla crescita della domanda mondiale è quello di facilitare gli investimenti lungo l’intera catena agricola». Invece, per tutelare i consumatori più poveri si propone «di dare sostegno economico mirato ai segmenti più vulnerabili della popolazione».

La Bers investirà sullo sviluppo di catene di approvvigionamento locale per aumentare la produzione, e su nuovi strumenti di finanziamento rurale. Nel settore agro-alimentare la Bers ha già investito 4,9 miliardi di dollari in 357 progetti in Europa centrale e orientale e nella ex Unione Sovietica. Per la Fao «è fondamentale che i governi concepiscano politiche ambiziose, il che significa un utilizzo migliore dei budget statali per assicurare beni e servizi pubblici essenziali al settore agricolo. È necessario un quadro istituzionale e di regole di sostegno per attrarre investimenti privati a tutti i livelli della catena alimentare. Per raggiungere questi obiettivi sarà determinante un miglior dialogo politico fra gli attori privati e i responsabili politici. Tra le aree che necessitano di un’immediata attenzione da parte dei responsabili politici vi è la conoscenza e lo sviluppo del capitale umano, il rafforzamento dei sistemi di credito e degli strumenti finanziari, delle reti regionali e del mercato fondiario».ha concluso un documento riassuntivo.

Il documento riassuntivo della Conferenza di Londra spiega che «Saranno necessari grandi investimenti per la gestione, lo stoccaggio e le infrastrutture di trasporto. Le risorse finanziarie dovranno essere mobilitate sia dal settore pubblico sia da quello privato».


Torna all'archivio