[11/03/2008] Rifiuti

I flussi di materia non si tagliano sul filo del rasoio, ma sulle lattine?

LIVORNO. Su come debba essere l’innovazione ci si interroga spesso. Oggi lo fa Pietro Greco sulle colonne dell’Unità, distinguendo fra quella «proposta da Pasquale Pistorio fondata su produzione di beni materiali e immateriali ad alta tecnologia», innovazione fondata sulla ricerca quindi, «oppure quella ribadita altri suoi autorevoli dirigenti di Confindustria che punta sulla produzione di media e bassa tecnologia, confezionato con qualche elemento di italianità».

Sempre di innovazione di prodotto comunque si parla, come accade sempre oggi su varie pagine del Sole 24 ore, dove capita magari di dedicare ampio spazio al piano da 50 miliardi di dollari da investire in tecnologia da parte del governo giapponese, oppure di magnificare la spesa del 3% del fatturato che Procter & Gamble sborsa in ricerca per far sì che i rasoi della Gilette possano vantare ogni anno una lametta in più perché la prima carezza la barba, la seconda la taglia, la terza fa il contropelo, la quarta strappa il pelo alla radice, la quinta per chiedere scusa alla pelle e via dicendo…. «Ci abbiamo messo un anno – spiega con orgoglio Kevin Powell, direttore ricerca e sviluppo di Gilette – a indovinare (!!!,ndr) la geometria giusta del posizionamento delle lame del rasoio Fusion: basta infatti una differenza di 20 micron e la rasatura è imperfetta».

Non sono certo matti i dirigenti della Gilette che hanno protetto con oltre 70 brevetti le cinque strabilianti lame del Fusion, fanno semplicemente quello che il mercato chiede loro: «Il mercato della rasatura si sposterà sempre di più verso i “sistemi” – spiega paternamente Phil Marchant, il direttore delle relazioni esterne del gruppo - ovvero quei prodotti nei quali il contenuto di innovazione, a performance, la sicurezza e l’affidabilità, sono immediatamente percepibili».

Il mercato evidentemente non chiede innovazioni di processo, non chiede per esempio che per unità di prodotto si risparmi materia prima, si risparmi energia, si scelgano materiali riciclati, il mercato chiede che il prodotto sia nuovo, diverso, luccicante, ergonomico e chiede (forse) che dia l’impressione di radere meglio degli altri.

Eppure l’innovazione di processo esiste: sicuramente quando conviene all’azienda, che trae un immediato beneficio economico dal risparmio di materia o di energia, oppure dalla riduzione del costo del lavoro, perché purtroppo molto spesso quelle rare volte in cui la ricerca da parte delle aziende si indirizza all’innovazione di processo va a ridurre proprio i costi del personale.

La riduzione dei flussi di materia e di energia, dunque, il mercato da solo non li cerca. Ed è per questo che i governi e auspicabilmente una governance mondiale dovrebbe porsi come obiettivo proprio quello di riorientare l’economia verso la sostenibilità. Un esempio positivo questa volta arriva da Assobibe, l’associazione che raccoglie in Italia i produttori delle bibite analcoliche. Vuoi perché l’opinione pubblica si fa sempre più insistente in tutto il mondo, vuoi perché anche il governo Prodi col ministro Livia Turco è intervenuto per correggere in ottica salutista quantità di zuccheri e bollicine in queste bevande, in gran parte consumate dai giovanissimi, oggi il presidente Fabrizio Capua ha snocciolato gli impegni per il futuro di Assobibe: «Credo ci voglia un grande impegno di tutta la filiera alimentare – dice Capua - per sviluppare una cultura diffusa e radicata del consumo responsabile per combattere l’obesità infantile. Per questo motivo l’industria delle bevande si è impegnata nell’evitare iniziative di marketing dirette ai ragazzi sotto i 12 anni e a eliminare le bevande gassate e zuccherate dai distributori automatici delle scuole».

Dichiarazioni di circostanza dopo i nuovi obblighi imposti dal ministro Livia Turco nel piano sanitario nazionale 2006-2008? Sicuramente c’è anche quello, ma Capua arriva a dichiarare un altro impegno come Assobibe: «Siamo costantemente impegnati a ridurre l’impiego delle materie prime – conclude – come il taglio del 40% dell’utilizzo di alluminio nelle lattine, del 20% della plastica per le bottiglie, del 30% del vetro». Anche qui, solo dichiarazioni estemporanee? Forse. Però già trovare qualcuno che parla di risparmio di materia è di per sé una notizia.


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