[13/03/2008] Energia

Consiglio Ue di primavera, c’è anche il pacchetto clima-energia...

BRUXELLES. L’integrazione delle problematiche energia-clima, l’instabilità dei mercati finanziari e la strategia di Lisbona sono i tre temi al centro della discussione del Consiglio europeo di primavera che si tiene oggi e domani a Bruxelles. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso (Nella foto), ha aperto i lavori illustrando il pacchetto clima-energia ed insistendo sulla necessità dell’avvio di un nuovo ciclo della strategia di Lisbona. I capi di Stato dell’Ue discutono anche su altri aspetti della politica energetica, compresa la liberalizzazione del mercato dell’elettricità e del gas e dei problemi globali derivanti dalla questione della sicurezza energetica.

Il Consiglio europeo è stato preceduto da un dibattito al Parlamento europeo introdotto da Janez Lenarcic, il segretario di stato sloveno per gli affari europei, ha illustrato in particolare il terzo pacchetto "mercato interno" per gas e elettricità. Eppure i temi climatici ed energetici sono stati quasi del tutto assenti dal dibattito e gli europarlamentari si sono confrontati quasi esclusivamente sulla parte più prettamente economica.

Il socialista Martin Schulz ha rilevato che i ministri dovrebbero discutere anche della "Unione mediterranea", ed ha detto che il Pse «è d´accordo con tale idea, purché sia volta a migliorare il processo di Barcellona nel contesto della politica Ue. Tuttavia, se l´Ue si trovasse divisa su tale idea, ciò invierebbe un messaggio negativo, e questo aspetto deve essere fatto presente alla Francia (promotrice della nuova unione, ndr). C’è progresso. Il tasso di disoccupazione è calato e la produttività è aumentata. Ma molti dei nuovi posti di lavoro sono precari, gli stipendi non tengono il passo con i profitti e sussiste uno squilibrio sociale. Abbiamo bisogno di più sicurezza sociale e protezione. Se il progresso economico non va di pari passo con la responsabilità sociale, sarà minacciato lo spirito degli ultimi 50 anni. Dobbiamo incanalare il potenziale dei nostri giovani, investendo nella formazione».

Rebecca Harms, dei Verdi, ha detto che «la strategia di Lisbona non ha risolto il problema dei lavoratori meno abbienti. E’ necessario che i profitti siano ridistribuiti equamente» ed ha ricordato «la risoluzione del Parlamento europeo che include una richiesta speciale sui salari minimi e invita il Consiglio e la Commissione di farsi carico di questa richiesta». L’unico eurodeputato intervenuto è stato Per il leghista Mario Borghezio, «il disordine finanziario mondiale deve essere affrontato con serietà dal Consiglio europeo – ha detto - Eurolandia sembra vacillare sotto la pressione di ondate di denaro in fuga dai bond italiani, greci, spagnoli e francesi per rifugiarsi nei titoli di stato tedeschi. Mentre la forbice fra bond italiani e tedeschi è giunta oltre i 63 punti, come nel ´99 quando sembrava che l´Italia non potesse mantenere rigorosamente i limiti di Maastricht. Ancora ieri, in Italia, un´asta di Bot è andata parzialmente deserta.

Il Telegraph del 6 marzo, rivela che una grande banca di investimenti, che ha speculato con un gioco di arbitraggio fra quotazioni di acquisto e di vendita di bond italiani e derivati del credito, sarebbe stata costretta a liquidare tutti i bond e il Tesoro italiano è dovuto intervenire per sostenere il valore dei Bot. E´ vero o non è vero quel che si dice da tempo nei mercati dell´alta finanza, scommettendo sull´uscita dell´Italia dall´euro? E´ debole questa Europa, occorrerebbe ben altra forza da parte dei governi nazionali in luogo delle vecchie e inutili misure proposte dai tecnocrati di Bruxelles, attuando i necessari interventi e non le ricette illuministe come la riduzione dei tassi e le iniezioni di liquidità». Borghezio, che definire euroscettico è riduttivo, ha chiesto «di ascoltare piuttosto la voce dei popoli e dei territori, tornando all´economia reale e alla cogestione e alla partecipazione dei lavoratori all´azionariato delle imprese!». Una via di mezzo tra l’autogestione yugoslava e la delocalizzazione della padanissime imprese del nord-est in Romania.


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