[14/03/2008] Comunicati

Il global warming fa soffiare i venti della nuova guerra fredda

LIVORNO. Ai russi non sono piaciute affatto le parole di Javier Solana (Nella foto) al Consiglio di primavera dell’Unione Europea. Il responsabile per la politica estera dell’Ue ha infatti detto che lo scioglimento dei ghiacci polari, che stanno scoprendo immense risorse prima inaccessibili, potrebbe portare ad un eventuale conflitto tra la Russia e gli Stati occidentali.

Un tasto sul quale a Mosca sono molto suscettibili, tanto che il vicepresidente del Comitato parlamentare russo per la difesa, Igor Barinov ha immediatamente ribattuto a Solana che «La Russia deve ampliare la sua cooperazione con gli altri paesi membri dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Otsc) e dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai (Ocs) per reagire alle minacce dell’Occidente. Penso che la Russia debba rafforzare i suoi legami con i Paesi dell’Otcs e dell’Osc, così come con le organizzazioni che assicurano la nostra sicurezza e la sicurezza dei nostri alleati», ha detto Barinov in una conferenza stampa convocata per commentare le notizie di installazione di impianti per lo scudo antimissile americano in Turchia e l’eventuale conflitto nell’artico evocato al summit di primavera dei primi ministri dell’Ue.
Oggi Solana ha presentato a Bruxelles un rapporto su «un problema puramente umanitario del riscaldamento climatico – ha ricordato Barinov – e ne ha tratto delle conclusioni del tutto inappropriate sull’imminenza di conflitti tra alcune potenze occidentali e la Russia provocate dalla spartizione delle risorse energetiche nell’Artico e la comparsa di nuove vie marittime in seguito allo scioglimento della calotta glaciale. E’ molto inquietante. Nello stesso momento, apprendiamo che la Turchia accetta di dispiegare dei missili antimissili sul suo suolo. La Russia deve, senza dubbio, trarne le conclusioni».

La soluzione sarebbe quella di spostarsi difensivamente ad est, costituendo una specie di nuovo patto di Varsavia euroasiatico basato sull’Otsc (Armenia, Bielorussia, Kazakstan, Kirghizistan, Uzbekistan, Russia e Tagikistan) e l’Organizzazione di cooperazione di Shanghai (Cina, Kazakstan, Kirghizistan, Uzbekistan, Russia, Tagikistan e paesi osservatori: Iran, Mongolia, India e Pakistan) e modificando il programma militare russo già previsto fino al 2015.
La Russia si pone quindi come punto di riferimento per il sempre più evidente confronto tra le nuove potenze emergenti e l’Occidente e chiama a raccolta tutte le ex repubbliche sovietiche (con l’esclusione degli infedeli Paesi baltici, dell’Ucraina, dell’Azerbaigian, della Georgia e del Turkmenistan) per creare una immensa area con quasi tre miliardi di abitanti da contrapporre al “minaccioso” occidente sempre più povero di risorse.

I toni da guerra fredda si alzano e la Duma, la Camera bassa russa, si dichiara preoccupata per il «raggruppamento di uomini politici reazionari in Occidente». Secondo Barinov, «Questi falchi impongono la loro volontà e hanno molta influenza sulle politiche estere delle potenze occidentali». Un nuovo linguaggio putiniano che somiglia sempre di più a quello dell’Unione Sovietica brezneviana.
Intanto sempre a Mosca il direttore del centro di idrometeorologia della Russia, Alexandre Berditski, dice che «il riscaldamento globale potrebbe provocare una intensificazione delle catastrofi naturali sul pianeta. Osserviamo una tendenza all’aumento del numero dei fenomeni naturali pericolosi così come dei danni occasionati negli ultimi anni nell’emisfero nord, sullo sfondo dell’aumento della temperatura media. La scienza non è però in grado di stabilire una relazione di causa ed effetto tra il riscaldamento climatico e l’aumento della frequenza delle catastrofi. Questi fenomeni sembrano legati. 100 fenomeni pericolosi in più che nel 2006 si sono prodotti nel 2007.

Secondo Berditski, «le compensazioni versate dalle compagnie di assicurazione nel 2007 in seguito a catastrofi naturali raggiungono I 25 miliardi di dollari dei quali22 miliardi per cataclismi dovuti a fenomeni meteorologici». L’uragano Cyril, che ha colpito l’Europa all’inizio del 2007, avrebbe causato da solo 10 miliardi di dollari di danni.

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