[14/03/2008] Rifiuti

Naufragio Erika, il parere dell´avvocato della Corte europea

LIVORNO. L’Avvocato generale della Corte Europea risponde alle domande rivolte dalla Cour di Cassation francese sul disastro Erika: il produttore, il venditore, lo spedizioniere di olio pesante possono sì essere chiamati a rispondere dei costi di bonifica necessari a ripristinare i luoghi danneggiati, ma a condizione che abbiano contribuito a provocare la fuoruscita del prodotto e il relativo incidente ecologico. Perché è compatibile con il principio “chi inquina paga”, l’esclusione dalla responsabilità per danni di inquinamento di coloro che non abbiano causato i danni medesimi né intenzionalmente né con negligenza.

Il 12 dicembre del 1999 la nave Erika ha fatto naufragio al largo della punta di Penmarc’h, in Francia, rovesciando parte del suo carico in mare e inquinando così il litorale atlantico francese. Il Comune di Mesquer, toccato da questo disastro ambientale, ha messo in mora le società Total per procedere all’eliminazione dei rifiuti provenienti dalla nave e ha chiesto a Total di pagare le spese per le operazioni di pulizia e di bonifica del comune. La Cour di Cassation francese, adita della causa intercorsa tra il Comune di Mesquer e Total France, ha proposto rinvio pregiudiziale davanti la Corte di Giustizia per stabilire se nella nozione di rifiuto, contenuta nella direttiva comunitaria 2006/12 CE, possa rientrare anche il petrolio greggio e chi sia il soggetto responsabile della bonifica del mare e dei terreni inquinati a seguito di un incidente in mare. In questo caso, in particolare la Corte francese chiede se i lavori di pulizia possono essere finanziati dalla società Total, produttrice del petrolio greggio, o della società venditrice (Til), che aveva anche affittato la nave Erika per il trasporto del greggio dal porto di Dunkerque, in Francia, fino al porto di Milazzo.

Quindi l’avvocato generale Kokott risponde: l’olio minerale pesante mischiatosi a acqua e sedimenti in occasione di un incidente può essere considerato rifiuto ai sensi della normativa comunitaria; i responsabili della bonifica del mare e dei terreni inquinati sono coloro che hanno causato intenzionalmente o negligentemente l’incidente.

In altre parole secondo l’opinione dell’Avvocato – che ricordiamo però non è vincolante nei confronti della Corte di giustizia europea alla quale spetta l’ultima parola - la Total dovrebbe accollarsi tutti i costi delle varie operazioni di pulizia e bonifica nel caso in cui le venisse addebitato “un concorso nella causazione della fuoriuscita dell’olio minerale pesante”.

L’avvocato generale Kokott ha poi esaminato gli effetti derivanti da convenzioni internazionali cogenti per la Francia sulla responsabilità alla luce della direttiva comunitaria sui rifiuti .

Rileva che, in Francia, per effetto della Convenzione internazionale sulla responsabilità civile è esclusa qualsivoglia domanda di risarcimento nei confronti di soggetti diversi dal proprietario della nave, tranne nel caso in cui essi abbiano causato il danno da inquinamento intenzionalmente o con negligenza. E alla luce di ciò ritiene compatibile con il principio “chi inquina paga” che la responsabilità tanto del proprietario della nave quanto del fondo per il risarcimento dei danni causati dall’inquinamento da idrocarburi venga assoggettata ad un limite massimo. Aggiunge infatti che é legittimo porre a carico della collettività un contributo per il concorso nella causazione di danni da idrocarburi nonché una percentuale dei relativi rischi. Infatti, gli Stati contraenti delle dette convenzioni – tra i quali quasi tutti gli Stati membri della eu – consentono il trasporto su mare degli idrocarburi, assumendo quindi il rischio di dover far fronte ad ulteriori costi. Quando i danni da idrocarburi vanno aldilà dei limiti di responsabilità del proprietario della nave e del fondo, è pressoché impossibile farvi fronte con le risorse finanziarie di soggetti privati.

Però, con ieri la questione sollevata dalla Corte francese sul caso Erika non si è chiusa perché per una vera e propria risoluzione dobbiamo aspettare la pronuncia definitiva della Corte di giustizia europea: l’opinione dell’avvocato generale infatti non è vincolante ma propone una soluzione giuridica alla Corte di giustizia europea.

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