[09/04/2008] Comunicati

Banca mondiale e Fmi, sempre più lontani gli obiettivi per fame e ambiente

LIVORNO. A metà strada del percorso degli Obiettivi del millennio dell’Onu, secondo Banca mondiale (Bm) e Fondo monetario internazionale (Fmi), i progressi ottenuti finora sono insufficienti per poter credere davvero di rispettare quegli impegni nel 2015, ma secondo Zia Qureshi (Nella foto), l’economista che ha redatto il Global Monitoring Report 2008, ad alcune condizioni questo potrebbe essere ancora possibile.

Mentre gli obiettivi di riduzione a metà della povertà potrebbero essere raggiunti quasi dappertutto nel mondo entro la data prevista, le prospettive sono molto meno buone per quanto riguarda la riduzione della mortalità materna e infantile e preoccupanti falle si aprono nei settori dell’educazione e della depurazione dell’acqua e dei servizi igienici.

«Se le tendenze attuali si mantengono – dice la Bm - l’Africa subsahariana rischia di non raggiungere alcuno degli Obiettivi del millennio, e questo nonostante l’importante crescita registrata negli ultimi anni. L’Asia del sud accusa ugualmente del ritardo negli obiettivi legati alla salute ed all’educazione». Qureshi spiega che «Dietro queste statistiche ci sono delle persone, e la mancanza di progressi si traduce in conseguenze immediate e tragiche su di loro. Alcuni obiettivi sono letteralmente una questione di vita e di morte : se ci sono ormai 3 milioni di bambini in più che vivono al di là dei 5 anni, restano ancora ogni anno 10 milioni di bambini che muoiono prima di aver raggiunto questa età».

Secondo il rapporto, questi obiettivi sono difficili da raggiungere, ma non impossibili. La maggioranza dei Paesi possono ancora farcela se i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo facessero la loro parte, se rispettassero quanto si erano impegnatoi a fare Monterrey Consensus nel 2002. Il Global Monitoring Report 2008 presentato ieri al summit di primavera della Bm e del Fmi propone sei punti per far avanzare le cose : una crescita più solida e più inclusiva in Africa e negli Stati sensibili ; aumento degli sforzi nei settori della sanità e dell’éducazione; l’integrazione degli ordini del giorno in materia di sviluppo ed ambiente ; un aiuto più abbondante e più efficace; lo smantellamento degli ostacoli al commercio; un sostegno più mirato e più appoggiato da parte dell’istituzioni internazionali come la Banca mondiale.

In un discorso al Center for Global Development, il presidente della Banca mondiale, Robert B. Zoellick, ha proposto una nuovo accordo per una politica mondiale per l’alimentazione, che si basi su un Obiettivo del millennio dimenticato: il cibo. «Anche se la fame e la malnutrizione sono compresi per primi negli obiettivi del millennio, questi impegni non raccolgono, al di là dell’aiuto alimentare tradizionale, che un decimo delle risorse affidate a giusto titolo alla lotta all’Aids, un’altra causa di decessi. Ora, la malnutrizione è l’Obiettivo del millennio che ha il più importante effetto di moltiplicazione: si tratta del principale fattore di rischio per i bambini di meno di 5 anni e della causa iniziale del decesso di 3,5 milioni di bambini ogni anno. Più del 20% dei decessi materni sono legati alla malnutrizione. La fame e la malnutrizione sono delle fonti di povertà e non ne sono unicamente il risultato».

Tutto bene e giusto, ma viene da chiedersi dove sono stati fino ad ora la Banca mondiale ed il Fondo monetario internazionale e come siano stati spesi, e con quale efficacia gli enormi fondi a loro disposizione. Forse è per questo che queste due istituzioni sono così criticate dai Paesi che dovrebbero aiutare a raggiungere gli Obiettivi del millennio ?
Il Global Monitoring Report 2008 mette l’accento su legame tra ambiente e sviluppo e insiste sull’importanza di agire urgentemente per far fronte ai cambiamenti climatici. Il rapporto da grande importanza alla sostenibilità ambientale per la realizzazione degli Obiettivi del millennio. «Se le foreste sono distrutte, i suoli degradati e se l’acqua e l’aria sono inquinati, i progressi realizzati in materia di riduzione della povertà non possono essere sostenibili».

Per la Banca mondiale, anche se la crescita del Pil per abitante dei Paesi in via di sviluppo ha fortemente contribuito alla riduzione della povertà, quelli che avranno bisogno di aiuto per proseguire la loro crescita dovranno puntare sulla sostenibilità ambientale se non vorranno perdere il vantaggio difficilmente ottenuto. I Paesi in via di sviluppo saranno quelli più colpiti dai cambiamenti climatici, ma sono anche i meno capaci di adattarsi ad essi.

«La transizione verso una crescita resistente al clima ed a bassa intensità di carbonio necessiterà di trasferimenti di fondi e tecnologie verso i Paesi in via di sviluppo», dice il rapporto. Secondo il direttore generale del Fmi, Dominique Strauss-Kahn «I Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di sempre più aiuto straniero e di risorse locali per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio. Una forte crescita economica ed un ambiente macroeconomico stabile è essenziale per la riduzione della povertà e l’aumento degli investimenti nella salute e nell’educazione».

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