[10/04/2008] Comunicati

Realistiche le paure di tsunami per il Mediterraneo?

LIVORNO. La rivista Nature Geoscience ha pubblicato ieri l’articolo “Eastern Mediterranean tectonics and tsunami hazard inferred from the AD 365 earthquake”, che tira le conclusioni di uno studio realizzato da ricercatori di università britanniche e francesi sulla possibilità di uno tsunami nel Mediterraneo che parte dalla ricognizione di dati storici e sulla cronaca di Ammiano Marcellino che mise per iscritto ciò che vide quando lo tsunami colpì la città portuale di Alessandria d´Egitto. Lo studio parte infatti dal terremoto e dallo tsunami che il 21 luglio del 365 d.C. distrussero città e annegarono migliaia di persone nelle regioni costiere tra il delta del Nilo e l’attuale costa croata dove sorge Dubrovnik.

La localizzazione dell’epicentro e la tettonica di quel terremoto erano fino ad oggi incerte, ma Beth Shaw dell´università di Cambridge, una delle scienziate che hanno collaborato alla ricerca, ha ricostruito l´innalzamento del terremoto del 365 d.C. e la propagazione del successivo tsunami, attraverso la datazione con il metodo del carbonio-14, osservazioni sul campo e modelli di simulazione. L´ultimo tsunami che ha colpito il Mediterraneo orientale è stato quello dell´8 agosto 1303 che dovrebbe aver avuto il suo epicentro al largo dell’isola di Rodi. «Questo indica – dicono i ricercatori - che tutta la zona di subduzione Ellenica può rappresentare un rischio tsunami per il Mediterraneo orientale. E, se l´analisi è corretta, ci possiamo aspettare di vedere un altro terremoto di intensità simile a quello del 365 d.C. molto prima di quanto si pensava precedentemente».

Lo studio dimostra come il terremoto provocò un innalzamento di 10 metri della parte occidentale dell’isola di Creta proprio nel 365 dc. «La distribuzione dell´innalzamento, combinata con i dati odierni sulla sismicità – si legge su Nature Geoscience - suggerisce che il terremoto si sia verificato non nella zona di subduzione al di sotto di Creta, ma su una faglia, con una zolla che sottoscorre all´altra con una direzione di 30 gradi verso il basso».

Partendo da quella data lontana, lo studio guarda anche al presente ed al futuro sismico del Mediterraneo, e le previsioni non sono confortanti: il rischio tsunami nel Mediterraneo è concreto, e i tempi geologici lunghissimi per la vita di un uomo sono un battito di ciglia per il pianeta.

«Misurando l´accorciamento crostale della placca vicino a Creta – si legge sul bollettino scientifico dell’Ue Cordis - i sismologi sono riusciti a stimare che una ripetizione dello tsunami avvenuto nel 365 d.C. si verificherà tra circa 5.000 anni. Tuttavia, se le nuove prove sono corrette e se la posizione del precedente terremoto era davvero nella zona di subduzione Ellenica, allora dei forti terremoti potrebbero verificarsi tra un periodo di tempo più vicino agli 800 anni. Fino ad ora si credeva che il terremoto del 365 d.C. fosse stato causato dalla zona di subduzione che si trova al di sotto di Creta e da una faglia nella placca che sovrascorre».

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