[10/04/2008] Vivere con cura di Marinella Correggia

Un termometro per agire

ROMA. Ricordiamo la follia dei riscaldamenti roventi che ci siamo lasciati alle spalle, prevediamo quella dell’aria condizionata ghiacciata che ci aspetta e cerchiamo di farla finita con questo malessere mascherato da benessere e assai energivoro. Un italiano del Nord per riscaldarsi produce in media l´emissione di oltre una tonnellata di gas serra all´anno; e per funzionare nei soli tre mesi estivi un condizionatore da 1 kW di potenza immette in atmosfera mezza tonnellata di CO2.

Per condomìni e condòmini. Il riscaldamento centralizzato condominiale è spesso un incubo: a seconda dell´appartamento si gela o si bolle, chi è coibentato paga come gli altri, chi soffre meno il freddo idem. Le caldaiette individuali rendono meno, è piuttosto il caso di mantenere la caldaia condominiale ma applicandovi il “sistema di controllo integrato” e la “contabilizzazione individuale del calore” che permette per ogni appartamento di scegliere le temperature e gli orari, dunque la spesa e l’impatto sull’ambiente: le apparecchiature leggono i consumi effettivi individuali e si paga di conseguenza. La modifica tecnica costa ma vale la pena. E per gli interventi volti al risparmio energetico basta il sì del 51% dei condòmini.

Un termometro contro il caldo artificiale. Nelle stagioni “riscaldate”, portiamo con noi un termometro e misuriamo le follie dell’aria riscaldata (fuori orario, fuori gradi e con la finestra aperta). Il decreto 412 del lontano 1993 suddivide il territorio nazionale in sei zone climatiche, definendo per ognuna il periodo e il numero massimo di ore di funzionamento dell’impianto termico. Dappertutto la temperatura massima negli ambienti è fissata a 18 gradi (con tolleranza di due) negli edifici industriali, artigianali ed assimilabili e a 20 gradi (con tolleranza di due) in tutti gli altri (dunque case e uffici).

Contro il gelo artificiale. Nelle stagioni “condizionate” misuriamo le tre follie dell´aria climatizzata: essere sparata bassissima; essere accesa fuori orario, anche di sera tardi o la mattina presto; essere accesa nei giorni sbagliati, quando fuori il tempo è fresco e basterebbe aprire finestre e finestrini. Manca in Italia una normativa che impedisca di scendere al di sotto di determinate temperature ma lavoratori, utenti e clienti possono far presente gli eccessi verso il basso e chiedere interventi. La differenza fra temperatura esterna e quella abbassata artificialmente indoor non deve essere superiore a 5-6 gradi. Nel 2005 il ministero giapponese dell’ambiente ha aumentato la temperatura dei condizionatori negli uffici pubblici invitando i dipendenti a togliersi la cravatta (il primo ministro per primo l’ha fatto).

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