[10/04/2008] Comunicati

2080: un romanzo ci salverà?

LIVORNO. Un romanzo ci salverà. O meglio un romanziere. Uno insomma capace di pensare e poi scrivere e descrivere un mondo diverso e migliore di quello che stiamo vivendo. Un neo George Orwell che proponga oggi "2080", oppure un neo Italo Calvino che sogni oggi "Città visibili". Serve dannatamente qualcuno che compia l´estremo sforzo di rendere plausibile un mondo con un modello economico più sostenibile ambientalmente e socialmente parlando. Un mondo che non c´è. Una Cassandra all´incontrario che rimetta insieme tutti i pezzi dell´attuale pensiero debole di una società liquida e poltiglia per concepire quella futura affatto monolitica fondata piuttosto sulla pluralità delle culture. Dove la contaminazione tra genti di diversa nazionalità, la commistione di stili di vita, usanze, religioni sia il di più su cui fondare un´idea diversa e preferibile di come si sta al mondo. Senza depredarlo delle risorse non rinnovabili e mitigando di gran lunga l´impatto antropico. Serve un romanziere perché quello a cui assistiamo oggi nulla ha a che vedere con un mondo giusto. E lo spettacolo è così avvilente che parole come uguaglianza, libertà, sostenibilità perdono progressivamente di significato.

"Pane e rose" sembra ormai uno slogan buono per la Coca Cola in occidente, ma è facile comprendere che cosa pensino al riguardo in Egitto e in altri Paesi africani dove è riesplosa in tutta la sua drammaticità proprio la guerra del pane; "Azzerare il debito dei paesi in via di sviluppo" è più noto come rap che come azione concreta; della parola libertà se ne fa un uso talmente strampalato che ormai è sinonimo di fare ognuno come se l´altro non esistesse; e anche ´economia ecologica´ resta un concetto per molti piuttosto astratto, anche se il fatto che ieri il Fondo Monetario Internazionale abbia sostenuto (Sole24Ore di oggi) che "la priorità dei Governi e delle autorità monetarie vada assegnata a contenere in modo durevole la crisi finanziaria" ci pare la ´certificazione´ che quanto andiamo sostenendo abbia un fondamento. Che in buona sostanza allude anche al fatto che appaia oggi evidente quanto i poteri taumaturgici del mercato di risolvere da sé ogni problema - ideologia e dogma sostenuta da larghissime maggioranze negli ultimi 15 anni - mostrino a dir poco la corda.

"Dalla caduta dei dogmi - titolava martedì il Corriere della Sera - nasce l´illuminismo", un concetto niente affatto banale e piuttosto condivisibile espresso da Giulio Giorello nel suo articolo di ieri, dove partendo dai "Dialoghi sopra i massimi sistemi" di Galileo arriva a dire: "E´ stato l´abbandono del fondamento che ha permesso al pensiero di conquistare orizzonti nuovi e sconfinati" e aggiunge "E´ dallo spregiudicato riconoscimento di questa nostra condizione che può oggi muovere un rinnovato illuminismo". Giorello però chiude la sua riflessione con una battuta che proprio stimola la provocazione di questo articolo perché, dopo l´enucleazione di un concetto che invita all´alzare l´asticella del pensiero, esclama: "finito di discutere come vanno i cieli (citazione del Dialogo galileiano, ndr), ci si può permettere di ´gustar per qualche ora il fresco nella gondola che ci aspetta´". No, la logica dell´"anche questa è fatta" non è proprio ricevibile. Anche perché, come osserviamo fin troppo spesso da queste colonne virtuali, la nave dell´insostenibilità ambientale e sociale va col vento in poppa e se si rimane sulla gondola è meglio abbandonare ogni speranza.

Serve un romanziere proprio per questo. Serve qualcuno che faccia capire anche ai ragazzi che l´economia ecologica non è una noiosa materia di studio che si aggiunge (aggiungerà) alle altre da loro ritenute più o meno inutili. Provocazione per provocazione, oggi sostenere la riconversione ecologica dell´economia in Italia (e non solo ovviamente) appare come voler scrivere un romanzo di fantasy o di fantascienza. Allora scriviamolo, o meglio riscriviamolo questo romanzo - visto che di economia ecologica da Georgescu-Roegen a Mercedes Bresso se ne parla almeno dagli anni ´70 del secolo scorso -, sperando che sia un best seller e smettiamo di guardare al passato come il migliore dei mondi possibili. Senza tirare in mezzo di nuovo quale sono i temi del dibattito elettorale, riteniamo che ci sia qualcosa che non funziona quando anche tra i teenager si sogna un mondo che si ispiri agli anni che furono. Ed è paradossale che si rilancino le idee degli anni 80 che sono stati proprio quelli delle grandi illusioni! O meglio gli anni del riflusso e della ´fine degli illusioni´ e delle "narrazioni del ´900" per la generazione degli anni ´70 che voleva cambiare il mondo; e delle ´grandi illusioni´ per i figli di quella generazione (di cui fa parte chi scrive, ndr) che gli sembrava invece di vivere nel migliore dei ´tempi´ possibili, grazie ad un generalizzato arricchimento, tra yuppismo, paninari, presidenti-attori, material girl, vittoria ai campionati del mondo di calcio, megaproduzioni cinematografiche, consumismo sfrenato, moltiplicazione dei canali televisivi, cartoni animati giapponesi e compagnia cantante.

La globalizzazione e internet ci hanno però reso oggi tutti più vicini (e consapevoli) e il mondo sembra diventato più piccolo: è tempo che questo sia l´aspetto virtuoso del cambiamento. Un´utopia cambiare l´attuale paradigma del modello economico e sociale? Assolutamente sì se pensiamo che questo accada con uno schiocco di dita. Ma tuttavia inevitabile se non si vuole segare il ramo sul quale siamo tutti seduti. Non cambia quindi il nostro pensiero, anzi il fatto che sia un obiettivo difficile e complesso, lo corrobora: mentre aspettiamo con ansia il romanzo che verrà, siamo convinti che l´economia ecologica si possa già agire senza bisogno appunto di letteratura. L´ormai ex governo qualcosa aveva fatto a partire dalla contabilità ambientale. Su questa strada la politica può fare molto. La letteratura poi anche di più, perché capace di svegliare le menti, pure le più assopite o abbagliate dai lustrini dell´odierno vivere. Il nostro futuro sarà più sostenibile, se il presente lo è.

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