[10/04/2008] Comunicati

Olimpiadi di Pechino, oltre ai tibetani ed agli Uiguri ci sono anche i cani e i gatti

LIVORNO. Mentre la fiaccola olimpica prosegue la sua tribolata via crucis scortata dai pretoriani dei corpi speciali dell’Esercito popolare mascherati da turisti in tuta da ginnastica, mentre il Dalai Lama dice si alle Olimpiadi di Pechino purché sia consentito ai Tibetani di parlare tra una manganellata e l’altra, mentre il governo cinese annuncia di aver arrestato l’ennesimo manipolo di terroristi Uiguri che vogliono bombardare i giochi olimpici per ottenere l’indipendenza del Turkestan orientale, che i cinesi chiamano Xinjiang, la Lega antivivisezione (Lav) ha chiesto all’ambasciatore cinese in Italia e ai presidenti del Coni e del Cio di farsi portavoce del suo appello alle autorità di Pechino «perché sospendano immediatamente le catture di cani e gatti randagi e la loro deportazione di massa, avviate in vista delle Olimpiadi di agosto, e di adottare soluzioni incruente e rispettose del benessere degli animali».

L’utilizzo alimentare di cani e gatti da parte dei cinesi per fini alimentari oscilla tra verità e leggenda metropolitana e certo l’ex celeste impero non è una delle terre più fortunate per gli animali, allevati spesso con metodi brutali (come per gli orsi utilizzati per produrre la bile) o cacciati per rifornire un mercato della medicina tradizionale che spesso sconfina nella magia e nella superstizione, come per quel che riguarda l’utilizzo di parti delle tigri o dei corni di rinoceronte.

Ma ora la Lav fa notare che «numerosi organi di informazione nazionali e internazionali, denunciano da giorni la maniera cruenta con cui a Pechino si sta provvedendo a liberare la città dalla presenza di cani e gatti randagi in vista dei Giochi Olimpici» e si dice «preoccupata e turbata per la sorte di questi animali, ritiene che ogni eventuale soluzione deve essere presa nell’interesse degli animali e a loro tutela, senza improvvisare iniziative lesive degli animali e che possono nuocere anche all’immagine dei Giochi Olimpici e del Paese intero».

Le autorità di Pechino non guardano tanto per il sottile nemmeno per gli esseri umani quando si tratta di ripulire l’immagine della città in vista delle olimpiadi, tutto deve essere perfetto, figuriamoci se si può chiedere loro di armarsi di scrupoli tutti occidentali per gestire la presenza in città dei gatti e dei cani randagi. Ma La Lav ci prova dicendo che la strategia usata dai cinesi non è solo inutilmente crudele, ma anche assolutamente inefficace a lungo termine: «per avere risultati sicuri e stabili nel tempo occorrono campagne di sensibilizzazione per arginare il fenomeno del randagismo, adeguati piani di sterilizzazione e la responsabilizzazione dei cittadini. Crediamo che molti visitatori che si recheranno a Pechino saranno afflitti dalla sofferenza cui sono stati sottoposti i cani e i gatti per i preparativi dei giochi olimpici, piuttosto che infastiditi dalla presenza di questi animali lungo le strade della città. Infatti la sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti degli animali è in grande aumento, così come la consapevolezza che ogni nazione debba farsi garante della tutela e del benessere degli animali, esseri viventi capaci come noi di provare piacere e dolore e con una propria vita relazionale ed emotiva».

Speriamo che il fastidio e la consapevolezza nei giorni delle olimpiadi si estenda anche ai tibetani repressi, agli uiguri criminalizzati, ai poveri cinesi sfollati dai quartieri poveri, rasi al suolo per far posto a grattacieli, strade e impianti sportivi.

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