[14/04/2008] Comunicati

Un po’ di ambiente e di sociale nei World development indicators 2008 della Banca mondiale

LIVORNO. Secondo il World Development Indicators 2008, i paesi in via di sviluppo contano oggi per il 41% della produzione mondiale, nel 2000 erano al 36%. Nel 2006, l’intera economia mondiale ha prodotto 59mila miliardi di dollari.
Secondo i nuovi calcoli della Banca mondiale, che tengono conto delle differenze nazionali di livelli di prezzi, la Cina è diventata la seconda potenza economica del mondo, e 5 Paesi in via di sviluppo sono tra i primi 12.

«Ad eccezione dell’America Latina e dei Caraibi – si legge nel rapporto – tutte le regioni in via di sviluppo hanno visto la loro parte aumentare grazie ad un forte crescita sul periodo, i Paesi a reddito elevato perdono in contropartita 5 punti di percentuale».

La dodicesima edizione del rapporto presenta anche le conclusioni dell’Icp per il 2005, le esamina e ne trae le conseguenze. Il livello dei prezzi é inferiore in molti dei Paesi in via di sviluppo e i nuovi dati mostrano una crescita notevole nelle spese per l’educazione e la sanità, così come l’aiuto pubblico allo sviluppo è più elevato nei Paesi più poveri, visto che i beni e i servizi locali sono meno cari. Questo però prima della bufera dei prezzi alimentari che sta sconvolgendo le economie più povere, e comunque l’aumento delle spese non garantiva già il mantenimento dei risultati ottenuti.

Una fragilità ed un instabile equilibrio che rischia di essere pagato molto caro alla prima oscillazione sul filo, come nei Paesi dell’Africa australe colpiti dall’Aids, dove la speranza di vita è 20 anni in meno di quella di altri Paesi con la medesima percentuale di spesa per la sanità.

Gli indicatori della Banca Mondiale servono anche a capire quali progressi siano stati compiuti rispetto agli Obiettivi di sviluppo per il millennio dell’Onu, l’edizione 2008 riporta infatti nuovi indicatori “sociali” richiesti dalle Nazioni Unite: occupazione, salute, accesso ai medicinali antiretrovirali e biodiversità. Sezioni speciali sono dedicate ai dati ai cambiamenti climatici, ai servizi sanitari, alla mortalità materna ed ai metodi e dalle misure di governance.

La novità di quest’anno dei World Development Indicators è che introducono le stime della parità del potere di acquisto (Ppa), utilizzato per convertire le monete locali in dollari Usa.

«Tenendo conto degli scarti dei prezzi esistenti tra i Paesi in per una larga gamma di prodotti e servizi – spiega la Banca mondiale – i Ppa permettono di stabilire comparazioni più giuste della dimensione dei mercati, della struttura delle economie e di quel che il denaro permette di acquistare. I nuovi Ppa sostituiscono delle precedenti stime di riferimentotra le quali molte datano dal 1993, e per alcune dagli anni 80. Queste nuove stime sono basate sui risultati recentemente pubblicati dall’International Comparison Program (Icp), una iniziativa di cooperazione che copre 146 Paesi».

Secondo Alan Gelb, economista capo per l’economia dello sviluppo della Banca mondiale, «viviamo in un mondo dove i mercati dei beni, dei servizi, dei capitali, della manodopera e delle idee sono fortemente interdipendenti. Quando si misurano le economie su una scala internazionale comparabile, la crescita di potenza dei Paesi in via di sviluppo appare chiaramente».

I World Development Indicators 2008 danno un’immagine dettagliata del mondo in cifre, fornendo dati sulle spese destinate alla sanità, ai trasporti e ad altri servizi infrastrutturali, sulla qualità della gestione del settore pubblico, sull’accesso a Internet, sull’accesso a risorse idriche migliorate e sulle emissioni di CO2.

«L’obiettivo di questi indicatori è di offrire una rappresentazione completa del mondo, costruita a partire dalle migliori statistiche di cui disponiamo – spiega Eric Swanson, capo del programma all’interno del Gruppo di gestione dei dati sullo sviluppo della Banca mondiale – Gli indicatori dello sviluppo nel mondo permettono di seguire lo sviluppo non unicamente in termini di risultati economici, ma anche sotto l’angolazione del benessere delle popolazioni, dello stato dell’ambiente e della qualità della governance»

I World Development Indicators sono basati su una messe enorme di dati: più di mille indicatori che riguardano 209 Paesi e territori, ma, secondo gli stessi redattori, hanno ancora importanti lacune, in particolare per quanto riguarda la disponibilità e l’attendibilità dei dati e delle statistiche provenienti dai Paesi più poveri.

Per Shaida Badiee, direttrice del Gruppo di gestionec dei dati sullo sviluppo «Le statistiche sono fondamentali. Senza statistiche affidabili, è impossibile chiedere conto. Il miglioramento qualitativo dei dati sullo sviluppo è un’impresa di lunga lena al quale i nostri partners dello sviluppo apportano un sostegno crescente».

Torna all'archivio