[14/04/2008] Consumo

Un new deal per il cibo: sette anni persi, con figli conosciuti e padri ignoti

LIVORNO. «Sette anni persi», se questo giudizio sulla fiammata dei prezzi alimentari lo da non un esponente di quel che rimane dell’esangue movimento no-global, ma il presidente della Banca mondiale Robert B. Zoellick che ha riunito al capezzale della malferrma economia mondiale Bm, Fmi e G7, la situazione si può davvero definire tanto grave quanto inedita.

Se poi lo stesso Zoellek, invoca un nuovo "new deal" mondiale (e quindi un massiccio intervento pubblico), per lottare contro la povertà nel mondo, che torna ad essere un grande pericolo, si capisce di quanto privinciale e ignara sia stata la campagna elettorale italiana appena conclusa e di quali problemi planetari si riverseranno sul nuovo governo.

«Mentre un buon numero di persone si preoccupano di fare il pieno delle loro dispense, intanto molte altre nel mondo non ce la fanno a riempirsi la pancia, e la siruazione diventa più difficile ogni giorno» ha detto il presidente della Banca mondiale, e per questo ha chiesto al Fondo monetario internazionale ed ai Paesi ricchi del G7 «un new deal consistente nel rifondare la politica alimentare mondiale».

Ma il tempo stringe, le rivolte ad Haiti ormai minacciano l’esistenza stessa dello Stato, e lo spettro di una Somalia planetaria, dove la fame azzera governi e la legge del più forte fa addirittura rimpiangere le dittature, spaventa non poco i potenti della terra. Occorre fare qualcosa contro la crisi immediata, ad iniziare dal colmare la voragine che si è creata nei finanziamenti ai Paesi più poveri per acquistare generi alimentari sempre pèiù cari: 500 milioni di dollari, secondo il Programma alimentare dell’Onu, molto, ma un’inezia rispetto a quanto viene speso quotidianamente per le guerre in Iraq e Afghanistan.

La Banca mondiale ha comunque deciso di avviare il "new deal" raddoppiando il volume dei suoi prestiti al settore agricolo nell’Africa Subsaharina, portandolo a 800 milioni di dollari, per cercare di aumentare sensibilmente la produzione agricola. Speriamo solo che gli aiuti non vadano, come negli anni scorsi a colture non alimentari come il cotone a detrimento delle colture tradizionali destinate alla sussistenza, una delle cause dell’aumento dei prezzi, dell’importazione di grano e riso che sono una delle concause dell’aumento dei prezzi insieme alla speculazione ed ai biocarburanti. La Bm investirà nell’agroindustria nei Paesi poveri, ma il rischio è che si proponga una nuova soluzione miracolistica, una rivoluzione verde senza reali basi locali, per Paesi con aree toccate da siccità estreme, cambiamenti climatici ingestibili, aumento di popolazione e di conflitti per la terra e l’acqua.

E la proposta di Zoellick perchè i fondi sovrani (sovereign wealth funds) mettano a disposizione 30 miliardi di dollari (solo il 10% del loro totale mondiale ) per investimenti destinati a stimolare «la crescita, lo sviluppo e le possibilità» in Africa sa forse di risarcimento, visto che proprio da li viene la speculazione su prezzi ed energia che sta sconvolgendo i Paesi poveri, ma che invece che al "new deal" fa tanto pensare al “capitalismo compassionevole”, all’abbozzo di un sorriso accondiscendente su una faccia del liberismo estremo che fino ad ora aveva appiccicata un feroce ghigno da lupo.

«La questione – ha spiegato Zoellick agli sbalestrati potenti del mondo ed ai loro volenterosi esecutori del Fmi e della Bm – non è semplicemente quella della privatizzazione, dei pasti giornalieri o dell’accentuazione dei disordini sociali. L’impegno riguarda una perdita di possibilità di apprendimento per i bambini e gli adulti per il futuro, sinonimo di ritardo di crescita intellettuale e psichica. Cosa piìù preoccupante ancora, stimiamo che la presente crisi alimentare avrà per effetto di occasionare una perdita dell’ordine di sette anni negli sforzi miranti a ridurre la povertà a scala mondiale. Dobbiamo duinque affrontare questo problema come se si trattasse non solamente di un’urgenza immediata, ma anche di un problema di sviluppo a medio termine. Le riunioni come questa si caratterizzano in generale per dei discorsi. Le parole possono certo permettere di fissare l’attenzione così come imprimere uno slancio. Però, non possiamo contentarci di studi, di articoli e discorsi. Occorre prendere coscienza di una situazione d’urgenza crescente, di passare all’azione e di afferrare ugualmente un’occasione. La comunità internazionale può farlo. Siamo capaci di arrivarci. Possiamo procedere ad una rifondazione della politica alimentare mondiale».

Il problema che Zoellick e i potenti del mondo hanno davanti è che i poveri, che sono ancora la maggioranza del mondo, anche se dai nostri tinelli non li vediamo, destinano almeno il 75% e fino al 90% delle loro entrate all’alimentazione e che, con l’aumento dei prezzi e la caduta del dollaro, la soglia di povertà estrema che si era convenuto fosse sotto un dollaro al giorno si è innalzata verso l’altro, coinvolgendo strati di popolazione che credevano di essere usciti dalla schiavitù dell’indigenza e della fame cronica.

Anche su questo a Zoellick è toccato essere brutalmente sincero: «Nello spazio di due mesi solamente, i prezzi del riso sono saliti a razzo per stabilizzarsi a dei livelli quasi storici, aumentando di circa il 75% su scala mondiale. Il prezzo del grano è cresciuto del 120% rispetto all’anno scorso». Secondo le stime della Banca mondiale i prezzi alimentari nel loro insieme sono aumentati dell’83 % nel corso degli ultimi tre anni».

L’autocritica e il new deal vanno bene, ma rimane un mistero : i figli di questi sette anni persi li vediamo per le strade di Haiti, dell’Egitto e dell’India agitare bastoni e sbattere coperchi di pentole vuote, ma i padri nessuno sa bene chi siano, anche se l’identikit soomiglia terribilmente a quella delle foto di gruppo dei partecipanti ai summit di New York e di Washington.

Torna all'archivio