[15/04/2008] Comunicati

Sull´articolazione del pensiero razionale

LIVORNO. La notizia che in una sessantina di scuole pubbliche in Belgio, vi siano insegnanti che sostengono il creazionismo o al massimo la teoria del «disegno intelligente», in opposizione all´evoluzionismo darwiniano e lo insegnino ai loro alunni, non susciterebbe nemmeno tanto clamore: è un fatto che in maniera più o meno ricorrente si ripropone un po’ dappertutto. La novità sta semmai nel fatto che questi insegnanti sono cristiani e musulmani, per una volta d’accordo e uniti nel portare avanti la teoria del disegno divino come unico motore dell’universo e di tutto ciò che in esso ha vita, poi che si chiami Dio o Allah, poco importa.

Il dato preoccupante è quindi questa posizione comune nell’ambito delle due principali religioni monoteiste, che assommano insieme la quasi totalità dei fedeli, nel portare avanti la negazione dell’evoluzione e di insegnarla nelle loro discipline, tanto che la loro azione ha prima suscitato le proteste dei colleghi e dei genitori laici e poi delle autorità.

La preoccupazione sta nella stretta conservatrice che le due religioni stanno perseguendo e che si riflettono su settori fondamentali della società come quello della scuola, spazio in cui si dovrebbe formare la base culturale delle persone, che saranno i prossimi protagonisti della società in tutte le sue componenti e sfaccettature, fornendo strumenti di conoscenza e capacità di pensare per relazioni.

Sarebbe un errore quindi affrontare il tema dell’eliminazione nei programmi didattici delle teorie di Darwin sull’evoluzione, soltanto in difesa della laicità e della necessità di mantenere l’approccio laico nelle scuole pubbliche, valore importante ma non esaustivo.

L’approccio che andrebbe difeso e, anzi, implementato nell’insegnamento che si fa nelle scuole pubbliche è quello di cui il darwinismo e il pensiero evoluzionista sono portatori, ovvero la capacità di fornire il metodo più adeguato e le strutture concettuali più utili per costruire reti di interpretazione significative. E per offrire gli strumenti adatti a collegare tra loro informazioni derivanti da contesti diversi, e per padroneggiare la complessità dei fenomeni.

Un approccio che si è perso e che l’abbandono dell’insegnamento delle teorie evoluzioniste non aiuterebbe certo a ritrovare, ma anzi a cancellarlo definitivamente. La comprensione del pensiero evoluzionista sarebbe invece una leva eccezionale, per abituare per primi i giovani ad una corretta articolazione del pensiero razionale, e poi anche gli adulti a non rimanere esecutori e consumatori passivi, ma a diventare capaci di prendere delle decisioni in piena autonomia.

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