[15/04/2008] Consumo

La Coldiretti: «Gli Ogm non servono contro la fame»

LIVORNO. La Coldiretti si prepara al Forum internazionale “Domani Energia” che organizzerà insieme allo Studio Ambrosetti il 17 aprile a Venezia. «La crisi energetica – spiega la più grande associazione agricola italiana - insieme alla insufficiente disponibilità alimentare è una delle maggiori cause dell´aumento dei prezzi a livello globale, con tensioni sociali ed inflazione che minacciano le opportunità di sviluppo dell´economia.

Un effetto della crescita nella domanda di cibo ed energia da parte dei Paesi emergenti, del cambiamento climatico e anche della destinazione a scopi energetici dei prodotti agricoli. Su come conciliare lo sviluppo di fonti energetiche alternative al petrolio rispettose dell´ambiente con l´obiettivo di garantire una adeguata alimentazione, si confronteranno al Forum scienziati, economisti ed esperti di fama mondiale. Al Forum saranno resi noti i risultati di un sondaggio su “quale sarà l´energia del futuro” e stilata la classifica, con esposizione, dei “cibi che sprecano energia ed inquinano” per favorire comportamenti di consumo più sostenibili.

Ma le rivolte del pane dei Paesi poveri hanno profonde radici nell’agricoltura dei Paesi ricchi, cosa della quale è consapevole anche Coldiretti che rende noti i risultati di un’analisi svolta in occasione della divulgazione dei dati Istat sull´inflazione nel mese di marzo e sottolinea che: «Aumentano i prezzi di tutte le materie prime agricole come grano, soia, orzo, mais e soprattutto il riso che è stato quotato quasi il 50% in più rispetto ai valori di inizio anno alla chiusura del Chicago Board of Trade che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole».

Per l’Italia questo si traduce in un aumento tendenziale degli alimentari del 5,5% con punte del 16,8% per la pasta e del 13% per il pane. Secondo Coldiretti «le speculazioni che si sono spostate sul mercato delle materie prime agricole sono una delle cause dell´andamento delle quotazioni che sono comunque sostenute dalla domanda di nuovi paesi emergenti come Cina e India, dalle informazioni sull´andamento climatico e sull´aumento e dalla scarsità delle scorte che per il riso quest´anno secondo il Dipartimento statunitense dell´agricoltura non dovrebbero superare i 72 milioni di tonnellate, il livello più basso negli ultimi 25 anni».

La scarsa disponibilità di materie prime agricole produrrà probabilmente nel 2008 un aumento del raccolto dei cereali a livello mondiale, la Fao prevede un record di 2,2 miliardi di tonnellate, con un più 3% a livello planetario ed il 13% in più nell’Unione Europea. Secondo la Coldiretti, «In Italia si registra una crescita nei terreni coltivati a grano duro e tenero del 17% con quasi 2,5 milioni di ettari di terreno sono stati seminati. Siamo di fronte ad un cambiamento delle gerarchie all´interno dell´economia e un ruolo nuovo e centrale da svolgere per l´agricoltura nei prossimi anni sia nella fornitura di beni alimentari che come opportunità per lo sviluppo di alternative energetiche. Uno scenario che deve significare una nuova attenzione per sostenere la crescita del settore a livello nazionale, comunitario ed internazionale».

Ma gli agricoltori italiani non credono, che gli Ogm siano la soluzione della crisi alimentare, della riduzione mondiale nelle scorte di cereali o per mitigare l´aumento dei prezzi come in molti vorrebbero far credere anche in Italia. «Il forte aumento delle coltivazioni Ogm nel mondo sotto le pressioni delle multinazionali non solo non ha risolto il problema della fame, ma ha anche aggravato la dipendenza economica dall´estero di molti Paesi in via di Sviluppo – si legge in una nota dell’associazione - Nel mondo ci sono 854 milioni di persone che soffrono la fame, un numero che non è mai calato dal 1990-1992 mentre nello stesso periodo si è avuto un forte incremento delle superfici coltivate con organismi geneticamente modificati (Ogm) che hanno raggiunto i 114 milioni di ettari. L´esperienza ha dimostrato che i Paesi più poveri che decidono di aprire le proprie frontiere agli Ogm corrono il rischio di divenire dipendenti delle grandi multinazionali che detengono sia la centralità della produzione che della distribuzione con una sorta di nuovo colonialismo che vedrebbe gli agricoltori costretti ad acquistare ogni anno le sementi a prezzi alti e con raccolti dagli esiti incerti.

La diffusione di queste coltivazioni Ogm nei paesi poveri - conclude la Coldiretti - si concentra peraltro sopratutto su produzioni destinate all´esportazione che non riforniscono il mercato interno dove lasciano una situazione aggravata dalla perdita di varietà locali e in generale della biodiversità».

Torna all'archivio