[24/04/2008] Aria

Cronaca da Kyoto G8 civil forum: buone intenzioni, ma poco coraggio

KYOTO. Il civil G8 è entrato con la seconda ed ultima giornata maggiormente nel merito delle questioni ed in vari seminari paralleli si è discusso di mutamenti climatici, di democrazia e buon governo, di come finanziare lo sviluppo, di diritto alla salute, di povertà e sviluppo, del miglior processo per il G8 e del ruolo della società civile, di corruzione, di biodiversità e dell´iniziativa delle tre R e del commercio dei rifiuti tossici giapponesi. Di molte cose insomma, ma concentrandosi contemporaneamente sulla drammaticità della situazione e le emergenze, sulle possibili soluzioni, ma pure su quello che i governi debbono fare da subito.

È stata anche la giornata degli interventi da realtà come Nigeria, Brasile, Zambia, Bangladesh, kenia, Filippine, che hanno segnalato ancora una volta come proprio quei paesi maggiormente poveri, sono coloro che pagano pesantemente i prezzi delle conseguenze dei mutamenti climatici. Particolare attenzione è stata posta ai problemi dell´Africa.

La loro presenza ha evidenziato semplicemente come non è più possibile un modello di governance basata su modello G8 che decide per tutti e su tutto.

Su quest´ultima cosa le posizioni rimangono variegate perchè anche se in genere le realtà della società civile impegnate non hanno mai accreditato particolarmente il G8, allo stesso tempo non si rassegnano a non chiederne un ruolo positivo (o almeno non negativo), ad esempio nell´accordo sul clima del dicembre 2009 a Copenhagen, preceduto da Poznan, (stiamo parlando delle Cop, conferenze delle parti sui mutamenti climatici) dove si vuole che sia una sede dove gli Usa siano comunque costretti a fare delle scelte che aiutino il processo multilaterale.

L´approccio degli Stati Uniti al G8 di Eligenden in Germania dello scorso anno era stato del tipo "ok il problema esiste, ma ogni governo lo affronta come vuole con i tempi che vuole". Ed il Giappone era d´accordo. L´Europa guidata dalla Merkel, allora disse no e questo rappresentò un protagonismo europeo utile.

Sembra comune tra le tante realtà di società civile organizzata anche la voglia di superare una divisione tra "sviluppisti", cioè coloro che si occupano di cooperazione allo sviluppo e ambientalisti, ma anche qui è stato un po´ così e chissà se l´appuntamento del prossimo anno in Italia potrà magari rappresentare una novità.

Deludente invece la tavola rotonda di chiusura dove una serie di speakers dei vari workshops si sono confrontati con gli sherpa del G8 istituzionale e la loro incisività non è stata all´altezza della radicalità, maturità di elaborazione e determinazione emerse dai lavori di questi due giorni. Forse un po´ troppa cerimonia con l´eccessiva voglia di non turbare il lavoro dei manovratori. Si deve certo osare di più!

* Maurizio Gubbiotti è rappresentante delle associazioni ambientaliste italiane al civil forum di Kyoto

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