[02/05/2008] Urbanistica

Dieci anni fa la tragedia di Sarno, Legambiente: «Non ha insegnato nulla!»

LIVORNO. Il 5 maggio di dieci anni fa, oltre 2 milioni di metri cubi di fango, gonfiati con l’acqua di piogge persistenti da giorni, formarono un fiume in piena che scese a valle travolgendo i comuni di Sarno, Siano, Bracigliano e Quindici. Una massa di fango che viaggiando a 10 metri al secondo, travolse i quattro paesi dell’area nocerino-sarnese, distruggendo 180 case, danneggiandone 450 e provocando 160 vittime, lasciandone a migliaia senza tetto. Una tragedia che colse tutti impreparati, soprattutto le istituzioni, e che assunse quelle dimensioni drammatiche anche per il ritardo dei soccorsi, per le responsabilità di chi ha esitato ad intervenire in maniera tempestiva o ha sottovalutato l’evento.

Un disastro che forse, nelle sue dimensioni, non poteva essere previsto, ma che certamente poteva essere evitato preoccupandosi prima e meglio di mettere in sicurezza un territorio devastato da decenni d’incuria e di illegalità, e le cui conseguenze potevano essere meno gravi se si fosse intervenuti con maggiore solerzia. Una vicenda che a distanza di un decennio vede una situazione ancora non risolta, se non addirittura peggiorata rispetto ad allora, nella capacità delle istituzioni e nelle misure intraprese.

«La tragedia di Sarno, purtroppo non ha insegnato nulla - si legge nel dossier realizzato da Legambiente in occasione del decennale della tragedia - si continua a costruire abusivamente in barba a qualsiasi controllo ed i responsabili ci sono e sono tanti: chi ha autorizzato e non doveva, chi ha visto e non ha segnalato, chi ha permesso di costruire illegalmente, chi ha sbagliato a concedere autorizzazioni. Nessuno pretendeva che si facesse tutto in un colpo, ma se si fosse iniziato a dare segnali chiari e concreti, forse ci saremmo sentiti tutti un po’ più sicuri».

Nel dossier di Legambiente, dal titolo E se piovesse come allora?, dopo una prima parte dedicata alle dinamiche e alle responsabilità che portarono alla frana dei comuni dell’area sarnese, si affronta più in generale il problema dello stato di rischio idrogeologico diffuso in tutto il territorio nazionale.
«L’evento di Sarno - scrive Legambiente - rappresenta, tra tutti gli episodi di frane e alluvioni che hanno coinvolto il territorio nazionale, il disastro più grave degli ultimi 20 anni. Ma non è stato il solo. Sono infatti molti i danni e purtroppo anche le vittime registrate negli anni in Italia causate dallo straripamento dei fiumi o dalle frane. Dal 1998 ad oggi solo i principali eventi hanno coinvolto praticamente tutte le regioni italiane causando, secondo le stime dell’Apat, oltre 100 vittime e 7,5 miliardi di euro di danni».

E ad evidenziare quanto sia diffuso nel nostro paese il rischio idrogeologico, i dati del Ministero dell’Ambiente, aggiornati ad aprile 2006, sono decisamente significativi: il rischio più elevato per alluvioni e frane interessa quasi il 9,3% del territorio italiano, di cui il 4,1% ( pari a 12.353 km²) è a rischio alluvioni e il 5,2% ( pari a 15.667 km²) è a rischio frane.

Ad aumentare quello che in parte può essere definito un fenomeno naturale, Legambiente indica l’abusivismo edilizio e l’estrazione illegale di inerti, che contribuiscono in maniera determinante a sconvolgere l’assetto idraulico del territorio. Accanto a questi fattori l’urbanizzazione diffusa e caotica, i siti produttivi e le infrastrutture viarie, che hanno causato una forzata canalizzazione e artificializzazione dei corsi d’acqua.

Inoltre sono sempre più tangibili gli effetti dei cambiamenti climatici in atto che hanno incrementato ancora di più questi fenomeni.
«Le piogge – si legge nel dossier - sono sempre più concentrate, arrivando in alcuni casi anche a 200 millimetri in un solo giorno, quantitativo scioccante visto che la media annuale italiana nelle zone di pianura è di 800/1000 millimetri, e si alternano con periodi di siccità. Le conseguenze sono più disastrose in quei territori dove già sussistono condizioni di rischio idrogeologico elevato, come ha dimostrato l’evento del luglio 2006 a Vibo Valentia, dove in poche ore sono caduti oltre 200 mm di pioggia causando lo straripamento di molti corsi d’acqua, ingenti danni e ancora una volta alcune vittime. Oppure a Villagrande in Sardegna nel 2004, dove sono caduti 500 mm in 24 ore e la cementificazione e l’intubamento dei torrenti, ricoperti per essere trasformati in vere e proprie strade, ha fatto il resto».

Ciò che risulta evidente è quindi l’urgenza di intervenire per prevenire e ridurre i danni economici e sociali che questi fenomeni producono ogni anno nel nostro territorio. Secondo le stime fatte dal Ministero dell’ambiente, per mettere in sicurezza il territorio italiano occorrono circa 43 miliardi di euro; ma risulta che dal 1956 al 2000 ne sono già stati spesi altrettanti e che negli ultimi 10 anni sono stati stanziati, in base proprio alla legge Sarno del 1998, circa 1,7 miliardi di euro solo per gli interventi urgenti.

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