[06/05/2008] Aria

Riforestare la Cina

ROMA. Si chiama Sloping Land Conversion Program (SLCP), traduzione in inglese che sta per programma di conversione dei terreni in pendio. E, con i sui 14,67 milioni di ettari di terreno coltivato (4,4 milioni dei quali su terreni con una pendenza superiore a 25°) da convertire in bosco entro il 2010, è il più grande e ambizioso progetto di riforestazione in atto in un paese in via di sviluppo. A cercare di realizzarlo è la Cina, che ha deciso di aumentare, con Slcp, la sua area coperta da foreste del 10-20%, diminuendo del 10% netto la superficie di terreno coltivabile.

Il progetto è nato nel 1999, dopo che la siccità che aveva colpito il Fiume Giallo (1997) e le devastanti inondazioni dello Yangtze (1998), avevano dimostrato quanto grande fosse diventato, ormai, il rischio idrogeologico. E data nuova consapevolezza al fatto che, con 331 milioni di ettari di terreno a rischio desertificazione – un terzo dell’intera superficie del paese – e con 262 milioni di ettari di suolo già in corso di desertificazione e 360 milioni di ettari (il 38% dell’intera superficie del paese, tre volte la media mondiale) affetti da erosione, la Cina ha di fronte a sé un problema di gestione di suoli senza precedenti.

Di qui la decisione di varare un grande progetto di riforestazione, a iniziare dai terreni collinosi: lo Sloping Land Conversion Program, appunto. Finora, come rileva Michael T. Bennett in un recente rapporto pubblicato dalla rivista Ecological Economics, la Cina ha riforestato oltre 7,2 milioni di ettari (la metà del suo obiettivo dichiarato). Il piano è stato finanziato con una cifra imponente, equivalente e 40 miliardi di euro (6 dei quali già spesi). Ma ha tratti di notevole originalità. Prevede, infatti, la partecipazione diretta e volontaristica di decine di milioni di contadini. Che non solo partecipano alla campagna di riforestazione, ma assumono in proprio scelte fondamentali (come la scelta delle aree da riforestare). L’idea è quella di fare della salvaguardia del territorio e della lotta alla desertificazione cultura diffusa e una pratica partecipata.

Non è stato e continua a non essere facile spiegare ai contadini cinesi che è conveniente ridurre la superficie dei terreni che coltivano. Occorre – affinché il piano abbia pieno successo – che le fasce di popolazione meno avvantaggiate dalla rapida crescita economica del paese acquistino piena consapevolezza del rischio desertificazione, che percepiscano la convenienza della riforestazione (o anche del cambiamento delle colture), che la partecipazione diretta alle scelte sia assicurata e valorizzata.

E occorre che sappiano resistere alle tentazioni. Prima fra tutte quella associata all’aumento della domanda e, di conseguenza, dei prezzi dei prodotti agricoli fondamentali in atto in Cina come in tutto il mondo. Continueranno a privarsi del 10% delle loro terre coltivabili anche ora che da quelle terre possono ricavare una ricchezza senza precedenti e che possono recuperare, almeno in parte, la differenza di reddito con i cinesi che in numero crescente vivono in città?

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